Sono qui seduta in una sala da tè, inebriata dal profumo di vaniglia misto a quello di karkade e anice stellato.

Sistemo nervosamente la mia agendina sul tavolo, prima che mi renda conto di averlo appena fatto un attimo prima, faccio finta di guardare inesistenti notifiche sul mio smartphone, penso a quanto ci siamo disabituati al piacere dell’attesa, alla trepidazione del vuoto che precede la pienezza, del silenzio che precede il clamore, ma non è questo il momento di lasciarmi andare a questi arrovellamenti mentali. Sono qui per un altro scopo.

Ho un appuntamento, un appuntamento con una perfetta sconosciuta. Non la conosco ancora di persona, ma da quel poco che ho potuto capire sbirciando sul suo profilo facebook  e curiosando tra le immagini del suo profilo instagram, ho la certezza che si tratta di una persona speciale, di quelle che hanno una passione contagiosa nel sangue, come piacciono a me.

Caterina è passione.

Per la prima volta non ho la più pallida idea delle domande che farò, è uno di quei casi in cui sento che l’istinto saprà fare meglio della ragione. Appena il tempo di alzare lo sguardo e Caterina è lì , in piedi di fronte a me, sorridente, l’aria un po’ trafelata. Sì scusa per un ritardo inesistente perché, insisto, sono io ad essere arrivata in anticipo!

Non ricordo un bel niente di cosa mi abbia detto durante i primi 2 minuti, ero troppo presa dai suoi occhi e da quel suo aspetto che, non vi so spiegare a parole, ma c’è qualcosa di fiabesco, di surreale in lei. E mentre mi dice non so bene cosa, penso: mi ricorda terribilmente Amelie!

Sì assomiglia a lei! Ve la ricordate Audrey Tatou? La protagonista de ‘Il favoloso mondo di Amelie?

Quanto ho amato quel film! Ed eccola, ora ce l’ho qui davanti in carne e ossa.

Due grandi occhi scuri, vivaci,con quel fondo sottile di ironia che fa capolino tra un sorriso e l’altro.

«Come?»
Un qualche impulso cerebrale mi avverte che farei bene a sintonizzarmi su quello che mi sta dicendo, perché sto rischiando di fare una gran figuraccia!!!! Sintonizziamoci…

«Cosa? Un regalo? Per me? Davvero sono per me? Li hai fatti per me?»

Mi sorride porgendomi  un delizioso pacchetto di carta pane: «Ma ci ho messo un attimo, davvero,  una cavolata, sono dei biscotti con farina di solina e gocce di cioccolato Spero siano venuti bene e che ti piacciano.»

Sono spiazzata.

Quello che resta dei biscotti, e vi assicuro che erano buonissimi.

 

E’ profumata e buona la passione di Caterina, buona come il pane.

Adora fare il pane Caterina, non si stanca mai Caterina perché «ogni volta – dice-  si compie un miracolo, un prodigio che continua a ripetersi da sempre, in ogni luogo, ogni volta che la farina incontra l’acqua e poco altro. »

Si accendono e brillano i grandi occhi scuri di Caterina.

«Non è meraviglioso che ingredienti così semplici e pochi gesti possano produrre un risultato così straordinario, profumato, fragrante, buono e soprattutto nutriente? Non è meraviglioso? Pensaci! Tutti dovrebbero imparare a fare il pane.»

Strabuzza gli occhi e a stento trattiene le risa quando provo a chiederle, consapevole di lanciarle una provocazione blasfema:
«Cosa ne pensi delle macchine per fare il pane?»

«Ma siamo matti? Ma se non tocchi la farina, non affondi le dita e i palmi nell’impasto, se non senti il profumo del lievito, mi spieghi che gusto c’è? Il pane è una cosa viva, come si fa ad affidarla a una macchina? Credimi, basta solo imparare i rudimenti e poi ci vuole davvero poco; non è mica necessario diventare tutti dei luminari del lievito madre! E’ davvero facile, basta solo un po’ di pazienza all’inizio. E poi, ma vuoi mettere la soddisfazione?»

Caterina mi racconta di sé, delle sue due lauree, delle sue origini, della fatica, dei sacrifici e delle levatacce in piena notte quando decise di fare pratica in un forno vero, sempre con tanta autoironia e senza mai un’esitazione.

Le uniche parole che sembrano procurarle un certo imbarazzo sono bilancia e dosi.

Credo abbia paura di sembrare presuntuosa o avara di informazioni, quando con un filo di voce, timidamente, mi confessa: «Ma…. sai ….a dire il vero, io ormai faccio a occhio. Cioè ….davvero, credimi, ormai mi accorgo se la creatura che ho tra le mani ha bisogno di farina o mi sta chiedendo un altro sorso d’acqua, non so come dirti, lo sento.»

«Non dico che le dosi non siano importanti , no no non voglio dire questo, lo sono e molto anche specialmente in alta pasticceria, ma…. ma…con il pane è diverso.»

«Per esempio io potrei darti delle dosi adesso ma il risultato sarà sempre diverso!»

«Lo sai che dipende anche da quanta umidità hai in casa, dalla stagione, perfino dall’umore! Perché magari non te ne accorgi ma se per esempio qualcuno ti ha fatto girare le b…. scatole, se sei nervosa.. magari impasti con un’energia diversa e il risultato cambia. E’ questo il bello!»

«Capisci perché dico che c’è qualcosa di straordinario e di magico in tutto questo?»

Capisco.

Ascolta, ti va di raccontarci una ricetta facile facile? Mi spiego meglio, non vorrei da te la classica ricetta con dosi al grammo e passaggi numerati, ti va di raccontarci quello che senti mentre prepari un impasto. Te la senti?

«Volentieri!»

 

E’ mattina, presto, bisogna sempre organizzarsi per tempo per organizzare una bella festa.

Un primo piano di Sua Maestà Lievito Madre

I primi ad arrivare sono l’acqua (200 gr) e la farina di Solina (200 gr), insieme sapranno dar vita a un impasto autolitico. Lasciatelo riposare per un po’ (circa un’ora). Ve ne sarà grato ricompensandovi con un impasto più alveolato e una mollica più soffice.
Passata l’ora arriva in tutta la sua magnificenza Sua Maestà Lievito Madre (150 gr), con al seguito farina di Solina (200 gr), acqua (70 gr), e sale (10 gr).

L’acqua che per sua è natura travolgente, irruenta, meglio aggiungerla poco per volta, assicurandosi, prima di aggiungerne ancora un po’, che venga assorbita del tutto e che gli altri invitati si abituino alla sua presenza.
Lavorate l’impasto per almeno 20 minuti, con calma, facendo delle pause: ricordate che il pane non ama i frettolosi.

Quando l’impasto finale risulterà ben idratato, liscio, e gentilmente docile al tatto potrete ritenervi soddisfatti perché vorrà dire che tutti gli ‘invitati’ sono entrati in perfetta sintonia tra loro.
E ora,  RELAX! Riposino per tutti: 90 minuti, passati i quali si potrà procedere alle pieghe di rinforzo a 3 (pensate a una busta da lettere).

Nelle prossime ore lasciate che gli invitati interagiscano liberamente tra loro e senza interferenze, per 3 ore : è il momento magico della lievitazione. Contribuiranno tutti a dar vita ad un impasto soffice e profumato.

Quando sarà il momento di infornare.  Per i primi 15 minuti predisponete il forno, che nel frattempo avrete preriscaldato senza superare i 250°,  per la cottura a vapore: vi basterà semplicemente inserire sul fondo un pentolino con acqua ghiacciata.

Negli ultimi 30 minuti aprite il forno con sportello a spiffero per far in modo che evapori l’umidità in eccesso ed il pane non risulti bagnato all’interno. Ah!….non dimenticate di godervi il profumo!


Sfornate e lasciate freddare completamente su una gratella che faccia passare aria sotto il pane.


Et voilà! La festa è perfettamente riuscita.

 

Vi è venuta voglia di mettere le mani in pasta e cimentarvi in un’ impresa semplice, nobile e magica?
Qual’è la vostra passione ‘magica’?

 

Se cercate suggerimenti e una nuova ispirazione potete seguire Caterina sul suo profilo instagram: soulina_wheat non vi deluderà…

Tutte le immagini ed i trademarks in questo articolo sono coperti da Copyright.