Non ricordo esattamente quando abbia smesso di sfogliare riviste di moda. Eppure in passato ne ero una fruitrice assidua e piuttosto entusiasta.

Deve esserci stato un momento, però, in cui ho sviluppato una qualche forma di orticaria per un’attività che, in fondo, e fino a quel momento, aveva saputo tenermi compagnia dal parrucchiere, in treno, in aereo, sotto l’ombrellone d’estate e nei piovosi weekend invernali. E poi, vuoi mettere? Che c’è di più infallibile che nascondersi dietro la tua bella, gigantesca rivista? Esiste una trincea migliore per scoraggiare lo scocciatore di turno?

Eppure qualcosa deve aver scatenato in me una tale repulsione. Decido così di rischiare lo shock allergico.  Passo in edicola e prendo di mira le più costose, le più patinate, le più fashion che più fashion non si può.

Dopo un’ accurata selezione, investo ben più del budget preventivato in 4 chili abbondanti di ultime tendenze, rubriche e ’consigli per gli acquisti’.

E, dopo averle messe tutte in fila sulla mia scrivania, cerco la candidata ideale per la mia indagine.

Spicca tra tutte una copertina con un gran bel titolo: Smile! Ma sì mi piace, comincio da questa.

Mi aspetto legittimamente un tripudio di colori, di gente allegra e sorrisi a profusione, appunto.

Dopo 30 pagine o poco più, di stilosissime griffe e sacrosante campagne pubblicitarie dalle quali apprendo che:

il ‘glamour è a portata di tocco’,

‘la bellezza è finalmente infinita grazie a due fiori provenienti dalle gelide montagne dell’Himalaya’,

e che nel frattempo Giove è passato in Bilancia e Saturno in Sagittario,

mi rendo conto che sta per aprirsi quella sezione dedicata ai servizi fotografici. Quella in cui, fotografi, make-up artist, fashion editor, fashion stylist e fashion- vattelapesca danno pieno sfogo al loro più spiccato intuito creativo, per stupirci e indottrinarci su ciò che è irresistibilmente ‘in’ e quello che è orribilmente ‘out’.

Mi predispongo diligentemente, e con la migliore delle intenzioni, ad apprendere le ultime chicche in fatto di stile, peccato che nel giro di poche pagine la sensazione sia quella di assistere a una sorta di apologia della tristezza.

Di sorrisi neanche l’ombra. Certo, pure io, che cavolo pretendo? Se sei alta un metro e 78 e arrivi a stento a 50 chili di peso, ci sta ben poco da stare allegri. Ti capisco ragazzina, che posi dinoccolata mentre mi fissi con l’aria imbronciata. Ok, sì per questa volta al diavolo gli eufemismi, hai l’aria decisamente incazzata.

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Saranno i crampi della fame?  Eh ma si sa, la fame ti fa fashion.

Gente allegra sulle riviste di moda.

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Non mi arrendo e volto pagina e poi un’altra ancora; una ad una sfilano sotto i miei occhi, come in un deprimente defilé, ragazze filiformi, letteralmente infagottate in abiti sempre troppo abbondanti per spalle così sottili, sempre più sottili.

Non vedo donne, vedo solo clown metropolitani,

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malinconici spaventapasseri,

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e fenomeni da baraccone,

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 tutto fuorché donne reali.

 

Il colmo lo raggiungo quando mi imbatto nello scatto in bianco e nero di due adolescenti.
Sembrano appena usciti da un funerale: l’ultimo saluto alla compianta gioia di vivere.

Ma il paradosso è nel titolone che campeggia in alto. Lo vedete? Have fun, c’è scritto, e con tanto di punto esclamativo!

havefunProbabilmente sono io a non saper cogliere la gioia e il divertimento che trasudano dal volto di questi due ragazzi, ma dal profondo della mia totale e imbarazzante ignoranza in fatto di stile, ve lo confesso, mi sento un tantino presa per il deretano.

Ma non importa, lo scopo è raggiunto. Finalmente ho capito perché ho smesso di sfogliare riviste di moda, o almeno gran parte di esse. Ho smesso perché non ne potevo più di volti emaciati e inespressivi, di modelle allampanate palesemente sottopeso.

Ho smesso perché quelle immagini non mi assomigliavano e continuano a non assomigliarmi. Rappresentazioni misogine e distorte del corpo delle donne, che per sua natura è stato splendidamente progettato per essere accogliente, armonioso, con le sue morbide rotondità e le infinite sfaccettature, tutte egualmente seducenti e sensuali.

Canova, dove sei? Renoir, Botticelli. Se vedeste come ci hanno ridotte.

Ma è davvero così fuori moda e dozzinale rappresentare le donne senza travestirle, mortificarle, imbruttirle?

Nel frattempo di quei quattro chili di angeli depressi a due dimensioni, almeno tre finiscono nella raccolta della carta con il sentito augurio che si trasformino presto in qualcosa di più istruttivo, il chilo scarso che resta lo conservo con piacere. Sono quegli editori e quelle editrici, ancora pochi purtroppo, che hanno mantenuto la promessa di non utilizzare più modelle eccessivamente magre.

A loro dico grazie per aver almeno tentato di far tornare di moda le Donne, quelle vere. 

Appendo la rivista al chiodo e adesso vi lascio perché mi è venuta una gran voglia di farmi bel panino.