E’ uno di quei pomeriggi in cui il social network più famoso del mondo mi appare più insignificante e fasullo del solito, finché non arriva un virtuale quanto sonoro ceffone, a risvegliare il torpore intellettuale in cui avrei corso il rischio di precipitare, se le parole di questa donna non fossero giunte provvidenziali a defibrillarmi i neuroni.

Il post esordisce così:

NON C’E’ BISOGNO DI SPOGLIARSI

“Dopo esservi spogliate, rivestitevi di idee, studio, salite, porte chiuse.
Ecco, le porte chiuse. Queste benedette! Attraversarle svestite non porta da nessuna parte; le scorciatoie nell’arte non servono.”

Le sue parole mi scorrono sotto gli occhi e nella testa incisive come il gesto sicuro e misurato di un cesellatore.

Chi sei? Come ti chiami? Ho un indizio: lo scatto dall’alto di una giovane donna. Mi colpisce la chioma generosa di riccioli scuri, lo sguardo rivolto altrove e tra le dita affusolate, una bacchetta. Sembra perfettamente a suo agio tra quelli che a una prima occhiata distratta hanno l’aria di essere degli spartiti.

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Copertina calendario Alinari 2005

Sì, credo si tratti di lei, la direttrice d’orchestra Gianna Fratta. Mi bastano un paio clic e atterro sul suo sito. E’ come salire su una giostra in movimento. Mi piovono addosso informazioni, una più stimolante dell’altra.

“Decide di diventare direttore d’orchestra all’età di nove anni.”

“Il suo repertorio sinfonico è vastissimo, ha diretto i più importanti titoli di repertorio, lavorato con artisti importanti del panorama internazionale.”

“Yuri Ahronovitch il noto direttore russo dichiara alla stampa: «Non ho mai conosciuto un direttore così giovane e già così dotato di braccio e di cuore».”

E  ancora:

“La prima donna a salire sul podio con i Berliner Symphoniker, l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari e l’Orchestra Internazionale d’Italia.”

“7 marzo 2009, Gianna Fratta viene insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana dal Presidente Giorgio Napolitano.”

 

La riconosco questa sensazione, arriva tutte le volte che faccio un incontro speciale e tutte le volte che succede fa capolino in me quella vocina che di solito sa darmi il consiglio giusto.

« Sarebbe bello conoscerla.».

«Inviale una richiesta d’amicizia!».

«E se non accetta? Figuriamoci se una del suo calibro ha il tempo di starmi dietro».

«Se non ci provi non lo saprai mai, cherie. Metti insieme un frase sensata e provaci».

«Sempre concreta tu, eh? Mai un tentennamento, mai un’esitazione ».

«In questo non hai bisogno di me, sei già bravissima da sola».

« Ok, non c’è bisogno di infierire! Le scrivo e vada come vada».

…Salve non ci conosciamo, ma sarei felice se volesse dedicarmi solo un po’ del suo tempo per scrivere qualcosa di bello su di lei[…]

Uno, due, tre, un bel respiro:  INVIA

Il tempo di spegnere il computer e rassegnarmi all’idea che tutto finirà qui e vengo prontamente smentita dal display del mio cellulare.

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Non so se chiamarla fortuna, miracolo, o qualcos’altro che in questa sede non suonerebbe propriamente raffinato, fate voi, perché davvero non ho il tempo di pensarci adesso.

Riesco a stento a crederci e a partorire uno squallido e insulso “Wow”. Per fortuna lei non deve averci dato troppo peso perché nel giro di pochi minuti mi viene data la possibilità di scoprire una donna e un’artista di una disponibilità e di un’intelligenza spiazzanti.

Ho ascoltato direttamente dalla sua voce riflessioni, consigli e frammenti di vita vissuta.

E adesso posso finalmente dire di sapere che voce ha il talento.

E’ vigorosa, limpida, energica, positiva.

Sa trovare le parole giuste e va dritto al cuore il talento di Gianna Fratta.

Eccoci qua a scambiarci domande e risposte come nelle interviste vere. Quelle che poi vanno a finire sui giornali veri.

Hai già raggiunto molti traguardi importanti e molti primati, ma c’è ancora un sogno lì in fondo al tuo cassetto?
«Ti sembrerà strano ma io non ho obiettivi di carriera. Tutto quello che ho ottenuto nella mia vita è stato la conseguenza del vero obiettivo della mia vita: emozionarmi facendo musica, emozionare, e non cadere mai nell’abitudine. Questo è il mio sogno: arrivare a 90 anni ed emozionarmi ancora dirigendo i miei pezzi».

Sei molto legata alle tue origini pugliesi, ne parli sempre con grande orgoglio e attaccamento. Pensi che la tua ‘mediterraneità’ abbia contribuito in qualche modo al tuo successo? E se sì, in che modo?
«Essere italiani per dirigere l’opera è un enorme vantaggio; conoscere la lingua dell’opera è fondamentale. Quanto alla mia mediterraneità penso che il temperamento, l’energia e quella peculiare capacità di entrare in sintonia con gli altri siano stati fattori non trascurabili, in particolare nel rapporto con l’orchestra e con i cantanti. Credo comunque che siano sempre le qualità umane a fare la differenza a prescindere dalla provenienza geografica».

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Foto: Carlo Cofano



Perché a tuo giudizio ci sono così poche donne direttrici d’orchestra? E’ solo un problema di pregiudizio, di diffidenza maschile? O le donne hanno ancora troppo poca fiducia in loro stesse?

«Si tratta di un insieme di cose. Sono davvero poche le donne che decidono di studiare direzione d’orchestra. Sono poche a pensarci. E poi, inutile negarlo, ci sono le immense difficoltà che una donna deve affrontare. Più che di pregiudizio però, parlerei di mancanza di abitudine. Quando non sei abituato a vedere una certa cosa, questa ti sembra strana.
Ti faccio un esempio banale: quando sono andata a vivere in Oriente non ero abituata al fatto che a colazione ci fosse il pesce fritto, ero abituata a bere il mio bel cappuccino e davvero non riuscivo a concepire come si potesse mangiare pesce a colazione. Eppure dopo due anni vissuti in Corea del Sud al mattino riuscivo ad alzarmi e a mangiare tranquillamente pesce fritto. Certo, ho impiegato due anni, ma è successo! Con questo voglio solo dire che il genere umano è in graduale evoluzione, ci sono concetti che richiedono del tempo per maturare. Ma possiamo farcela. Dobbiamo solo abituarci, come io mi sono abituata a mangiare il pesce di mattina! ».

Il brano che ti assomiglia di più.

«Se fossi un’opera sarei senz’altro La Tosca. Se invece fossi un brano sinfonico, sicuramente La Sagra della Primavera di Stravinskij. Mi fanno sentire a casa. Sono energetici».
Che doti deve avere un bravo direttore d’orchestra?

«Innanzitutto le competenze musicali: conoscere benissimo gli strumenti dell’orchestra, i cantanti, come viene scritta una partitura. E’ un percorso di studi molto lungo, impegnativo. E a complicare le cose c’è il fatto che le competenze tecniche non bastano.

Bisogna essere affidabili, autorevoli ma non autoritari. La direzione d’orchestra richiede grande carisma e umanità. E’ una sorta di aura che ti rende riconoscibile come leader. Non è facile, ci vuole una grande forza, ma quando succede, credimi, è qualcosa di magico».

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Il fallimento dal quale hai imparato di più.

«Fammi pensare, sì forse una cosa c’è. In passato, quando ero agli inizi della mia carriera, davo molto peso al giudizio degli altri su di me. Ricordo che una volta lessi la recensione di un critico su un’opera che avevo diretto. Aveva scritto delle cose tremende di me. Ma veramente tremende! Dopo aver letto l’articolo piansi per tre ore. Cominciai a dare talmente tanto peso all’opinione dei critici da restarne turbata, fino a diventare insicura, e questa è una cosa che un direttore d’orchestra assolutamente non può permettersi.
Oggi posso dirti che queste esperienze mi hanno insegnato moltissimo. Adesso ad essere sincera me ne infischio altamente. E sai una cosa? Proprio adesso che me ne infischio, è come se gli altri percepissero la mia sicurezza e ne fossero a loro volta rassicurati.
La stima e la credibilità che ho conquistato nel mio lavoro sono arrivate proprio da quei grandissimi pianti per aver dato troppo peso a ciò che gli altri pensavano di me. Oggi sono sicura di quello che faccio e questo mi rende tranquilla».

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Backstage – Tra poco si va in scena.

La rinuncia più difficile per amore della musica.

«Lo sai che non mi viene in mente nulla? La musica è la mia vita. Qualcuno penserà che la mia vita non è molto ‘normale’, nel senso che non ho una vita stanziale, sto spesso in albergo, non ho figli, ma io non le vivo come rinunce. Sì è vero ho una vita particolare, ma onestamente la mia vita è così perché io ho voluto che fosse così. Ammetto che ci vuole un po’ di impegno, ma riesco  comunque a coltivare le relazioni cui tengo di più».

Che cos’è secondo te il talento?

«Il talento è riuscire a fare le cose con un sacrificio ponderato. Quando si ha talento per qualcosa, ti viene naturale farla, senza forzature. Con questo non voglio dire che il talento sia di per sé sufficiente e che uno non si debba’ fare il mazzo’. Fin da bambina avevo una grande facilità con la musica, avevo un orecchio assoluto, a 5 anni suonavo il pianoforte come fosse un gioco. La musica è sempre stata la mia casa, la mia vita e, da quando ho memoria, non passa giorno in cui non dedichi del tempo ad ascoltare musica, guardare spartiti, leggere partiture. A volte sono 12 ore, a volte diventano quindici o intere notti per preparare un’opera, ma è una cosa che mi accompagna nella vita con naturalezza, senza forzature».

 

Un consiglio alle donne che hanno un sogno e non sanno da che parte cominciare.

«Non arrendersi, non arrendersi mai neanche davanti alle porte in faccia. Se hai un sogno, se ci credi, e sei pronta per quel sogno perché hai lavorato sodo, senza risparmiarti, allora vai avanti. Avrai tante delusioni, ma se ci credi alla fine ci arrivi. Quel giorno sarai pronta, sarai perfino più pronta di quello che serve e questo ti renderà forte e sicura di te.
Ma soprattutto, donne, non lamentiamoci, smettiamola con i piagnistei, le quote rosa, l’autocommiserazione. Basta. Bisogna agire, fare, rimboccarsi le maniche».

 

E’ arrivato il momento di salutarci. Ci scambiamo un abbraccio virtuale e nel frattempo penso che ci sono persone che emanano una tale personalità e una tale passione che entrare anche solo per pochi minuti nella loro aura è come assistere al compiersi di un incantesimo.

Grazie Gianna.

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