Siete sportive? Belle, toniche e spericolate quanto basta, per non resistere alla tentazione di farvi trascinare sul pelo dell’acqua attaccate a un aquilone impazzito, in balìa di vento, onde e scariche di adrenalina sufficienti a resuscitare un morto?

Bene, allora quest’articolo non fa per voi.  Non leggetelo, lasciate perdere a meno che, tra un lancio col paracadute e un tuffo carpiato con quadruplo avvitamento da una scogliera di 40 metri, non abbiate tempo da perdere con queste sciocchezze. No. Non leggetelo neppure se appartenete alla categoria delle fidanzate misticamente devote e prossime alla beatificazione come sante, martiri protettrici degli sport estremi.

Questo è un articolo per le amanti della vacanza ‘contemplativa’.

Se anche voi, come me, andate pazze per lo stravaccamento a livello agonistico, se professate l’accidia più estrema e il massimo dell’attività fisica che siete pronte a praticare in vacanza è la tonificazione delle papille gustative, potrete comprendere.

Se poi, per una fatale casualità del destino avete anche un fidanzato ’kitesurfista’ non solo sarete in grado di comprendere, ma oserei parlare di una salda e profonda sorellanza.

Avere un fidanzato affetto da kitesurfite non costituisce di per sé un grosso problema: avrete accanto il compagno innamorato e affettuoso di sempre, avrete il controllo della situazione e soprattutto il controllo delle vostre vacanze, fino al giorno in cui non dovrete fare i conti con il risveglio di Eolo. Quel giorno amiche mie, sarete fottute.

Sì, perché da quel giorno, ogni alito di vento, ogni fronda in movimento basterà a scatenare in lui il raptus della pompa; no, non preoccupatevi, non state assistendo ad una squallida deriva porno del mio blog, mi riferisco proprio a lei, alla pompa da kite. In effetti è ravvisabile nell’uso di questo strano attrezzo una qualche affinità con una sorta di moderno totem della fertilità. In realtà serve solo ed esclusivamente a gonfiare l’aquilone, al massimo potrebbe tornarvi utile per ravvivare la brace del barbecue, niente di più.

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Divertenti analogie

Ogni kitesurfista che si rispetti appartiene ad almeno a un gruppo su  Whatsapp di adepti, dediti al culto del dio Eolo da qualsiasi latitudine del pianeta, da qualsiasi fuso orario.

Ogni uomo seriamente affetto da kisurfite cronica, vanta sul proprio smartphone una dozzina di app diverse per il monitoraggio del vento. Già, il vento.  Auguratevi che il vento non superi mai gli 8 nodi, perché in tal caso assisterete alla metamorfosi. Vedrete crescere nei suoi occhi  la smania di unirsi al resto del ‘branco’ e, con molta probabilità, l’intenzione di trascinarvi con lui nell’impresa. Rassegnatevi, ci riuscirà almeno una volta su tre a seconda del grado di resistenza e della creatività che saprete dare alle vostre motivazioni  per non andare.

Nel giro di un quarto d’ora direte addio al vostro angolo di paradiso per seguirlo, armati di  trapezio, tavola, muta, barre, vela 7, vela 9, vela 11, vela 15 , vela ‘n’, per ‘n’ che tende a infinito, e ovviamente  la pompa di cui sopra.

A confronto i bagagli di Lady Gaga vi sembreranno quelli di una dilettante.

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Kitesurf sulla spiaggia. Dov’è la spiaggia?

Addio spiagge bianche e sottili come borotalco, addio brezza leggera, addio mare calmo e acque cristalline dalle quali riemergere come la Venere del Botticelli. Vi ritroverete come naufraghe nel bel mezzo di lande semidesolate, popolate solo da abbronzati kitesurfisti, kitesurfiste quasi sempre maledettamente bionde, maledettamente magre, maledettamente toniche. Ci troverete, noi fidanzate profane dei kitesurfisti, e ci riconoscerete dallo sguardo perso, l’ascella pezzata e una cofana di capelli crespi, che solo gli spot per kitesurfisti sanno regalare.

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Il kitesurf non è uno sport per capelli crespi!

Ci troverete lì, nelle giornate di vento, a qualsiasi ora ragionevolmente compresa tra l’alba e il tramonto, tutte a far finta di essere così terribilmente entusiaste della ‘vacanza selvaggia’, stoicamente in balìa delle sberle di Eolo, alla ricerca disperata di un introvabile angolo riparato dal quale attendere comodamente, più o meno come un fachiro sul suo letto di chiodi, che il nostro eroe anfibio si ripresenti all’orizzonte sano e salvo, per riportarci nel mondo della civiltà, possibilmente prima che la sabbia, dopo aver invaso ogni orifizio di cui Madre Natura ci abbia dotate, non arrivi a seppellirci completamente.

Mi capiranno le fidanzate dei kitesurfisti, non me ne vogliano i loro fidanzati kitesurfisti, il lato positivo in fondo a tutta questa faccenda c’è: è vederli tornare con l’aria soddisfatta e felice che hanno solo i bambini dopo un giro sulle montagne russe. Il lato positivo è in quel bacio salato e sincero che vi attende al tramonto, ma soprattutto è nell’intima determinazione che domani, amore, andiamo dove dico io. E tu Eolo, per un giorno, ci farai il piacere di non rompere i cabasisi!

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Buon vento a tutte!