E’ una regione senza pietà la Sicilia, un triangolo di paradiso che non ha pietà per chi non è pronto, non è preparato ai tramonti d’oro e d’azzurro, a sapori e profumi che evocano terre lontane, nessuna pietà per chi non si aspetta tanta bellezza, tutta insieme.

Orizzonte
E’ davvero difficile parlare della Sicilia, è più facile amarla questa terra che non conosce mezze misure, dove la natura è straripante, esplosiva, orgogliosa e fiera come il popolo che la abita. E chi la insudicia, la vìola, la insanguina e ne offende il nome non meriterebbe di metterci più piede né d’esservi mai nato su quest’isola.

Ero alla mia seconda esperienza in Sicilia e pensavo di averci fatto l’abitudine, che i nodi in gola e la commozione non sarebbero tornati una seconda volta; mi sbagliavo e tra la miriade di sensazioni che mi hanno investito nei giorni che adesso hanno il colore della nostalgia, alcune riaffiorano più prepotenti e tenaci di altre.

L’OSPITALITA’ DI VILLA ZAGARA

Non c’è un solo istante in cui non mi sia sentita avvolta da un’atmosfera accogliente e familiare in questo delizioso bed & breakfast alle porte di Marsala. Siamo stati accolti dai padroni di casa con la gentilezza, l’attenzione e la generosa semplicità che si riserva a una persona di famiglia.
La vitalità e l’entusiasmo del signor Tonino, l’alchimìa perfetta tra dolcezza e determinazione della signora Nicoletta e poi, Alessandra, spuma di mare Alessandra, vivace, spontanea, allegra e quella risata contagiosa che al mattino aggiungeva una nota divertente alla prima colazione, sempre a base di dolci tipici della migliore tradizione pasticcera siciliana.  Villa Zagara non è un posto qualunque e non è un posto per chiunque, merita ospiti speciali che siano degni dell’accoglienza che li attende.

SAN VITO LO CAPO 

Una perla appoggiata su una baia di spiaggia bianca e rosa, bagnata da un mare caldo e cristallino, San Vito lo Capo è di una bellezza abbagliante. Arrivare a San Vito è un po’ come rivivere il primo amore, la vorresti tutta e solo per te, sempre, non dividerla con nessuno, mai.

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Foto: askbeach.com

Ho sulla pelle ancora il profumo del mare e con l’andatura da turista, senza fretta, assaporo la prima vera granita al gelso della mia vita, mi rassegno, cucchiaino dopo cucchiaino all’idea che prima della Sicilia abbia conosciuto solo squallide e tristi imitazioni di questo nettare fresco e soave.

“L’ERICE AZZURRO”

Al tramonto il richiamo di Erice, un tesoro in pietra sospeso tra cielo e mare, diventa irresistibile.

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Il panorama è mozzafiato, sembra di volare a Erice. Un borgo medioevale abbarbicato sulla cima di Monte San Giuliano, a 750 metri sul livello del mare, custode di leggende magiche e storie antiche, dove giocare a perdersi tra le caratteristiche stradine tortuose, i ristorantini, le botteghe artigiane e i laboratori di pasticceria, sempre affollati da golosi e buongustai in fila per assaggiare, a tutte le ore, una delle specialità del posto; ‘ le genovesi’, dolcetti di pasta frolla ripieni di una delicata crema pasticcera.

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Genovesi di Erice – Foto tratta da trapanistruzioniperluso.com

A notte fonda il vento e il vapore che si levano dal mare si uniscono per lanciarsi in un valzer vorticoso e surreale che avvolge la rocca e noi, che restiamo imbambolati e a bocca aperta. L’atmosfera è onirica e non vorresti più andar via.

TRAPANI

Quanta gente per le strade di Trapani alla sera; imponente Trapani con le sue facciate bianche, i monumenti, le chiese, i suoi bastioni, i suoi palazzi, le processioni. Con in mano il mio calice di marsala, mi diverto a cogliere stralci di conversazione dai passanti e ad ogni sorso i pensieri evaporano insieme a quel profumo inebriante e inconfondibile, tutto mi sembra così lieve, così divertente, forse sono un po’ brilla, forse no, forse è il fascino di questa serata a tramortirmi, ma che importa? Sto così bene in questa notte di festa a Trapani.

IL GIOVANE DI MOZIA

Bisogna raggiungere la vicina isola di Mozia, l’antica e fiorente città fenicia risalente all’VIII sec. a.C. per fermare il tempo e vivere un nuovo incanto: il Giovane di Mozia è una statua in marmo pario di rara bellezza, custodita presso il Museo della Fondazione Whitaker e ospitata periodicamente dai più famosi musei del mondo.

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Resto colpita da questo giovane dalla postura elegante, la muscolatura perfetta e possente; sembra vera e appena indossata la tunica leggera a piegoline sottili che ne avvolgono la figura sinuosa.
Chi era? Chi lo ha scolpito? E perché? Superbo e magnifico, continua da secoli a rivolgere lo sguardo all’orizzonte, lo faccio anch’io e non mi importa più di sapere perché.

SEGESTA

1390-07-20-53-6324Ce l’ho ancora negli occhi questo gigante maestoso incastonato come una gemma d’ambra tra le colline che, come narra Tucidite, gli esuli troiani scelsero per fondare la loro città e prendere poi il nome di Elimi: il tempio dorico di Segesta. Lo ammiro al tramonto e continuo ad ammirarlo in silenzio, immerso nell’oscurità, con una Luna che stanotte è più in forma che mai e mentre ricama le sue languide silhouettes su questa terra così fertile, generosa e nobile mi strappa una promessa: tornerò.