Vi ho spiazzato? Da una femminista vi sareste aspettati un titolo che fosse esattamente l’opposto, giusto?
Capisco, ma lasciate che mi spieghi meglio.

Essere donne non è un’impresa affatto facile a meno che non si voglia dar credito alle mistificazioni di certa letteratura che ha continuato a dipingerci come delle ‘privilegiate’, dotate del potere più grande, quello di sedurre, di ammaliare, alle più belle e più brave nell’arte della seduzione sarebbe riservata una vita di agi e di frivolezze, mentre agli uomini spetterebbe il ‘ lavoro sporco ’ della vita vera’, delle decisioni importanti, della sopravvivenza. A meno che non si voglia dar credito a queste baggianate di matrice maschilista, basta raggiungere l’età della ragione per rendersi conto che nascere donna non è un affare da poco.

Fin da bambina la vita dei maschi mi sembrò così ‘semplice’ e priva di complicazioni, un mondo dove l’istintività, l’irruenza, lo spirito ribelle venivano spesso accolti con compiaciuta soddisfazione: dopo tutto  erano o non erano i segnali certi e inconfondibili di un carattere ‘maschio’, la promettente garanzia di una robusta virilità?

A cominciare dalla possibilità di far pipì senza il minimo disagio logistico, a patto che tutto avvenga nei limiti della più elementare decenza, alla facoltà di uscire con le gambe ricoperte di peli senza che nel giro di pochi metri ti si posi addosso lo sguardo disgustato dei passanti, fino alla libertà di sporcare e sporcarsi, di percorrere la strada verso casa a qualsiasi ora e senza la minima inquietudine, alla libertà di costruire, e perché no, di distruggere senza dover pagar pegno ad alcuno schema sociale, la vita dei maschi aveva tutta l’aria di essere molto meno intricata e macchinosa.

Con il passare del tempo, nonostante tutto e, ad essere sincera, non senza sporadici cedimenti e accidentali battute d’arresto, maturai la passione e il profondo orgoglio per la mia complicata, eppure magnifica femminilità.

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La fierezza del mio essere donna era cresciuta con me,  ma presto mi resi conto che con il mio inesauribile interesse per il mondo femminile avevo finito per accumulare un forte debito di imparzialità; era il momento di provare ad adottare un punto di vista più maturo, ampio e inclusivo. Cosa sapevo in fondo della vita degli uomini? C’era un modo per guardare le cose con maggiore obiettività?

L’occasione si presentò presto, quando nel 2008 uscì nelle librerie la traduzione italiana di Self-made Man (trad. Nei panni di un Uomo) di Norah Vincent.

Si trattava della testimonianza di una giornalista statunitense, che a un certo punto della sua vita, aveva deciso di vestire i panni di un uomo riuscendo a ‘mimetizzarsi’ perfettamente e risultare quindi convincente in contesti a forte presenza maschile, come ad esempio un locale di lap dance e, addirittura, un monastero.

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Un fotogramma della trasformazione di Norah Vincent

Ne affrontai la lettura con un certo distacco: ero e resto convinta, che non basti travestirsi da qualcun altro per coglierne davvero l’essenza, né tanto meno per avanzare ipotesi verosimili sulle motivazioni reali di certi comportamenti. Tuttavia, devo riconoscere che lo stratagemma del travestimento, con tutti i limiti del caso, sia servito, se non altro, a rendere credibile l’esperimento; la scelta di un punto di osservazione ‘nuovo’ aveva perlomeno lasciato che gli uomini oggetto di studio, fossero liberi di muoversi e agire spontaneamente senza la presenza imbarazzante di un osservatore donna.

Sarebbe riduttivo e azzardato riassumere in poche frasi un sistema complesso e ricco di sfumature, ma a mio giudizio ci sono passaggi del libro in cui l’autrice è riuscita a fotografare molti aspetti del vivere ‘al maschile’ regalandoci una rappresentazione senz’altro parziale, ma sicuramente ricca di interessanti chiavi di lettura.

Ve ne proporrò solo alcuni, quelli che mi hanno colpito di più, gli stessi cui faccio appello prima di esprimere giudizi o balzare a conclusioni troppo affrettate.

 

AMICIZIA

“Gli uomini hanno saputo rendermi ridicola ai miei stessi occhi, mi hanno fatto ridere di me. Per questo sarò sempre loro grata, perché chiunque riesca in quest’impresa è un vero grande amico.”

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SEDUZIONE

“Più osservavo l’uomo in compagnia di donne e più capivo la commedia che recitavano gli uomini tra loro nel disperato tentativo di nascondere l’insicurezza e il dolore.”

PORNOGRAFIA

“Molte donne si chiedono perché così tanti uomini apprezzino le attrici porno: donne, con facce sempre troppo truccate e corpi troppo alterati da diete e chirurgia, sempre più somiglianti a bambole innaturali. Il problema è che, come uomo, non vuoi comportarti da ‘bestia senza sentimenti’ davanti a una persona che ami e rispetti, o che vuoi amare rispettare. La vergogna sarebbe troppo insopportabile. Un vera donna è una mente e una mente è un testimone e un testimone è l’ultima cosa di cui hai bisogno quando ti vergogni. Quindi più c’è di ‘finto’ meglio è. L’idea è quella di poter trattare come un oggetto una ‘cosa’ che assomigli il meno possibile a una donna perché è l’unico modo per sopportare quell’abuso e soddisfare al medesimo tempo gli istinti più inconfessabili.”

AMORE

“La corazza di ogni uomo è presa in prestito ed è di dieci taglie di più, ma sotto quella stessa corazza è nudo e insicuro e spera che nessuno se ne accorga.”

MACHISMO

“Un uomo effeminato è un gay, questo è lo stereotipo. Un uomo effeminato è un debole. Mostrarsi vulnerabile davanti a un altro uomo equivale a lasciarsi puntare un coltello alla gola.”

LAVORO

“Molti uomini si sentono implicitamente responsabili per la vita e il mantenimento delle donne. Il loro istinto di salvarle e proteggerle li spinge a sobbarcarsi il peso di questa responsabilità come un fardello, un’imposizione morale e culturale spesso troppo pesante da sopportare fino a trasformarsi in risentimento proprio contro le donne stesse.”

SENSIBILITA’

“I ragazzi vengono presi in giro, svergognati e picchiati per la loro sensibilità e questo causa cicatrici che resteranno per tutta la vita. Gli uomini stanno al centro del loro conflitto e alla maggior parte di loro è stato negato o vietato di esprimere la loro fragilità emotiva.”

Che ne pensate? Io li ho trovati piuttosto utili e illuminanti, utili per riflettere sul nostro approccio, le nostre aspettative che spesso assumono i tratti di pretese inconciliabili tra loro.

Ho imparato che ‘nei panni di un uomo’ ci sarebbe sempre qualcuno pronto a giudicare la mia ‘virilità’, a controllare che mi stia comportando da vero uomo affinché non mi trasformi in una minaccia per l’assetto sociale.

Banalmente ho imparato che ci sono “uomini peggiori di quanto le donne possano immaginare” e altrettanto banalmente che ce ne sono altri migliori di quello che sembrano… e tutto questo, per me, non è affatto banale.

 

 

Cover Picture : Blogspot.it –  Katherine Hepburn as Sylvia Scarlett 1936