A quante di voi è capitato di guardarsi allo specchio e di odiare letteralmente una o più parti del suo corpo? Quante possono dire di non aver provato un senso di frustrazione sfogliando una comune rivista di moda o incrociando lo sguardo dell’ennesima modella filiforme che ci osserva imbronciata dal manifesto sotto casa? C’è qualcuna che può affermare senza la minima esitazione di non aver mai, dico, mai, radiografato un’altra donna in occasione di feste o altri eventi mondani?

La bellezza o piuttosto il mito che ruota attorno ad essa sembra essere presente nella vita di noi donne più della nostra stessa ombra.

Il femminismo, con le sue lotte e le sue conquiste ci racconta che le donne oggi sono finalmente libere di studiare, di viaggiare, di scegliere; le donne possono votare, lavorare, diventare imprenditrici di successo, astronaute, chirurghe e magistrate. E allora sarebbe il caso di chiedersi: perché continuiamo a odiarci così tanto, a essere così spietate con la nostra immagine riflessa e con le nostre simili?

Qualcuno avrebbe da obiettare che è sempre stato così, che le donne hanno sempre dato una grande importanza alla bellezza fino a infliggersi vere e proprie torture pur di sentirsi belle.

Ma la contraddizione tra libertà e schiavitù per noi donne non è mai stata così stridente come oggi.

Non è raro che dietro la facciata di donna libera e realizzata, si nasconda la fragilità di una donna costantemente preoccupata di non essere abbastanza desiderabile, abbastanza magra, abbastanza giovane, abbastanza bella, di non essere ‘abbastanza’ insomma.

Sembra che le donne abbiano appena avuto il tempo di affrancarsi dalla schiavitù domestica per ritrovarsi inconsapevolmente e nuovamente schiave di un padrone ben più crudele e pericoloso: il mito della bellezza.

Beauty

PER SECOLI CI HANNO RACCONTATO UNA STORIA

La bellezza, è il valore universale cui le donne tendono e che gli uomini ambiscono di ‘possedere’. Pertanto essa rappresenterebbe una sorta di imperativo assoluto per le donne più che per gli uomini; un fatto  biologicamente e darwinianamente legato alla conservazione e all’evoluzione della specie umana. Gli uomini migliori, i più forti e prestanti, lottano per ‘aggiudicarsi’ le donne più belle e quindi più ‘idonee’ da un punto di vista riproduttivo.  Un dato di fatto, un dato di natura, inevitabile, incontrovertibile.

Balle! Mi è consentito dire balle vero?
Non c’è niente di immutabile e inevitabile nel mito della bellezza, è una teoria ampiamente smentita da tutto il resto del mondo animale, dove comunemente non è la femmina a dover attirare l’attenzione per garantire la continuazione della specie; è smentita dalle altre civiltà che hanno canoni di bellezza mutevoli e non necessariamente legati esclusivamente al mondo femminile.

L’emancipazione libera le donne da tabù e costrizioni, il mito della bellezza lavora nel senso opposto, torna a condizionarle e a renderle insicure, fragili, schiave.

Fin dalla più tenera età un arsenale di immagini/stereotipo sulla bellezza femminile comincia a forgiare l’idea che dovremo farci in futuro del nostro corpo e, di riflesso, l’idea che avremo di noi stesse come individui.

E così, una volta cresciute, proprio quella fisicità verrà spesso usata contro di noi per colpirci, umiliarci, demolire la nostra autostima. Non è raro che il pensiero e le opinioni di una donna, anche e soprattutto in contesti pubblici, vengano attaccati facendo ricorso a battute del tutto inopportune sul suo aspetto fisico, piuttosto che attraverso argomentazioni pertinenti.

Convincere milioni di donne di essere fisicamente inadeguate significa sostanzialmente convincerle di essere inadeguate come persone, significa alienarle da loro stesse e indurle a voler essere diverse da quello che sono. Significa, in termini più pratici, distrarre le loro risorse materiali, morali e intellettuali dalla possibilità di esprimere pienamente il loro potenziale, distogliendo la loro attenzione da altri obiettivi conservandole in uno stato di perenne e accondiscendente schiavitù psicologica.

Questo non significa che essere vanitose e curare il proprio aspetto fisico debba farci sentire in colpa, tutt’altro; quello che si cerca di evitare è essere tenute in ostaggio da costruzioni totalmente irreali.

Il punto non è rinunciare alla bellezza, non è questo che intendo. Continuiamo pure a ‘farci belle’, a coccolarci dal parrucchiere, scegliamo con cura il vestito da indossare per un’occasione speciale, non c’è niente di male in tutto questo, anzi è una delle cose che ci rende irresistibili, allegre e colorate, non è questo il problema.

Il problema è se qualcuno o qualcosa strumentalizza sistematicamente la bellezza per farci sentire inadeguate.

Il problema nasce laddove la bellezza diventa il parametro principale per sentirsi qualcuno, farsi ascoltare, ottenere un lavoro, sentirsi amata dal proprio compagno.

Saremo davvero libere quando potremo vestirci, esaltare i nostri lineamenti, abbellire il nostro corpo ed essere seducenti facendo appello esclusivamente alla nostra libertà di espressione e non ai dictat di un mito irraggiungibile, irreale che non ci assomiglia perché non ci appartiene .

 

UN NUOVO MODO DI CONCEPIRE LA BELLEZZA

E’ possibile cambiare il nostro modo di concepire la bellezza, ne resto convinta, ma non possiamo aspettarci che provenga dagli uomini o dai media, deve partire dalle donne e dalla solidarietà reciproca che le donne sono in grado di stabilire le une con le altre.

Le donne sono capaci di un’empatia straordinaria, ma la bellezza no, la bellezza è l’unica cosa che è sempre riuscita a dividerle, a renderle rivali, sospettose e gelose. Come se ciascuna fosse pericolosamente in possesso di un’ arma segreta che prima o poi userà contro le altre. E’ una sorta di eredità psichica che condiziona da sempre le relazioni tra donne e continua a tramandarsi di madre in figlia.

Le donne spesso accusano gli uomini di giudicarle basandosi solo ed esclusivamente sul loro aspetto fisico.

Bene, è arrivato il momento di farci un esame di coscienza.

Siamo davvero così diverse? Le nostre sentenze nei confronti delle altre donne sono forse meno dure e spietate? Siamo o non siamo le prime ad assumere un atteggiamento ‘competitivo’?

E non credo che dietro ci sia sempre l’istinto di conquista nei confronti del maschio. Nel 99% dei casi il maschio non c’entra affatto, si tratta di competizione gratuita che prescinde dal dato biologico e dall’istinto riproduttivo, mettiamoci l’anima in pace.

Perché allora partire dall’assunto che una donna stia usando la sua bellezza per danneggiarci?
Perché dovrebbe farlo?

Sotto un makeup e un abito appariscenti può celarsi la voglia di essere notate, ma anche quella di nascondersi dietro una ‘maschera’, travestendo la fragilità d’esuberanza. Chi può saperlo meglio di noi?

Dovremmo imparare a vivere la bellezza in modo più libero, prenderla meno sul serio, rivalutarne l’aspetto scherzoso, un po’come quando da bambine ci intrufolavamo negli armadi delle nostre mamme per indossare le loro scarpe col tacco, nessuna competizione, nessuna invidia solo tanta sana civetteria e voglia di giocare.

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Impariamo ad essere orgogliose della bellezza delle altre donne come fosse il riflesso della nostra bellezza, impariamo a compiacerci delle rughe come del ricordo di emozioni forti.

La vittoria per le donne arriverà quando la bellezza cesserà di essere una prigione, quando impareremo a viverla come un piacere collettivo e non come un’arma di auto affermazione sulle altre donne.