La vita da single non è tutta rose e fiori, niente di più ovvio, si sa. Come in tutte le scelte ci sono i classici pro e contro da prendere in considerazione; quei momenti di tranquilla, desiderata solitudine, e poi quegli stessi momenti di sconsolata, noiosa solitudine. Diciamocelo pure, dipende un po’ da “come gira”.

Oggi mi è capitato tra le mani un articolo datato 1956 che promette di illuminarmi sui problemi che le single, nostre antenate, si sarebbero trovate ad affrontare scegliendo di vivere sole solette, nonché sugli accorgimenti che sarebbe stato opportuno osservare per avere contemporaneamente salve la faccia e la reputazione.

Mi rendo conto che in quegli anni essere donne non doveva essere affatto facile, e forse non lo è mai stato in nessuna epoca compresa la nostra, ma essere donne ed essere anche single poteva trasformarsi in una faccenda davvero complicata.

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Scopro così che, per scelta o per necessità, la singletudine delle donne era disciplinata da regole ben precise pensate appositamente a tutela del loro buon nome e della loro rispettabilità sociale.

La trattazione si apre sibillina ricordandoci bene la conditio sine qua non di questa libertà, perentoria e solenne come un comandamento:

«Le donne sole – leggo – non suscitano più nella società sospetto, ironia, compassione, ma affinché la loro reputazione sia salva è necessario che esse si sottopongano a certe regole».

E vediamole queste regole.

L’ABITAZIONE

Innanzitutto non tutte le abitazioni sono considerate adatte. Le norme del saper vivere imporrebbero infatti a una signorina che vive da sola di abitare in un  appartamentino situato in una casa fornita di portinaio e, per giunta, insieme a una donna ‘anziana e rispettabile’, possibilmente scelta da sua madre. Le sistemazioni più consone per le donne sole sarebbero rappresentate da pensioni studentesche o di tipo familiare, oppure un piccolo appartamento da spartire con un’amica.

«Ad ogni modo, qualunque cosa scelga, è bene che la donna sola cerchi sempre di dare l’impressione di vivere con sobrietà e parsimonia.»

‘Dare l’impressione’, praticamente quello che viene richiesto è semplicemente “salvare le apparenze”, poco importa quale sia la verità dei fatti, ciò che conta è essere sufficientemente convincenti.

 

LE VISITE

Non solo, una donna single che si rispetti deve osservare precisi divieti:

SONO AMMESSE  solo visite femminili a tutte le ore del giorno e della notte;

NON SONO AMMESSE  invece visite maschili se non all’interno di gruppi in cui siano presenti altre donne;

MAI pranzare da sole con un uomo sposato o fidanzato;

2MAI recarsi da sole nell’appartamento di uno scapolo o di un uomo sposato in assenza della moglie;

NON far salire per nessun motivo in casa propria l’amico che ci ha accompagnate sotto casa;

NON INVITARE MAI un uomo sposato o fidanzato neanche in compagnia di altri amici e amiche;

tenete poi a bada il vostro senso dell’umorismo perché MAI, dico, mai si dovranno incoraggiare barzellette audaci, conversazioni goliardiche e men che mai confidenze intime;

quanto ai regali poi, GUAI ad accettare regali di valore da amici e corteggiatori. Faranno eccezione libri, dischi, fiori e oggetti di scarso valore materiale.

I VIAGGI

Pensavate poi di andare in vacanza da sole? Con cautela, se proprio dovete, e solo ed esclusivamente dopo aver compiuto il venticinquesimo anno di età!

 

Il quadretto che ne viene fuori in effetti è  un po’ ridicolo e anacronistico, specialmente agli occhi delle single di oggi. Donne libere, professionalmente realizzate, indipendenti, padrone e consapevoli delle loro scelte.

Ma penso anche che se negli anni ’50 un controllo così stretto da parte della società sulla condotta morale delle donne, era considerato non solo giusto, ma addirittura auspicabile e doveroso, oggi quella stessa libertà in virtù della quale guardiamo con aria divertita alle limitazioni di quegli anni, resta per noi una libertà ancora imperfetta, parziale, fortemente condizionata. Condizionata da stereotipi di genere ancora vivi e saldamente radicati, ma soprattutto tristemente condizionata dalla paura. Paura di non essere abbastanza brave, abbastanza belle, abbastanza giovani, paura di girare da sole per strada, paura di dire basta, paura del prezzo che potrebbe costare l’aver scelto di essere libere.

Forse c’è una libertà che andrebbe conquistata prima di tutte le altre:  la libertà dalla paura.