Correva l’anno 1946. Tra le macerie e le miserie lasciate dalla dittatura e dalla guerra si discuteva di politica, c’era una gran voglia di ricominciare, di ricostruire, di cambiare.

Il 2 giugno 1946 fu, soprattutto per le donne, una giornata davvero eccezionale.

Il giorno in cui donne italiane fecero finalmente il loro ingresso nelle istituzioni repubblicane ai più alti livelli.

Furono elette 21 donne su 556 deputati, tutte istruite, impegnate, appassionate, determinate più che mai a cambiare le cose, per sempre.

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Nella Commissione Costituente, incaricata di elaborare e proporre il progetto della nuova Costituzione repubblicana, ne furono elette 5.

Pur non avendo vissuto quegli anni, avverto la necessità di rievocare quei giorni pieni di emozione cercando tra i ricordi e le emozioni di quelle donne.

“Quando prendevo la parola le piazze si riempivano.”

Io ho sempre avuto fiducia nelle donne. Prima del 1946, per mesi avevo girato ogni paese d’Abruzzo e mi ero accorta del loro interesse. Quando parlavo nelle piazze, loro, che non si presentavano mai per ascoltare gli uomini uscivano per ascoltare me. Mi chiamavano Memena e ero una di loro.

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Sulla sinistra il sorriso di Memena, la Costituente abruzzese.

Era la prima volta che le donne parlavano e si facevano sentire. Quel giorno del voto, fu un giornalista del “Messaggero” ad  avvertirmi. Mi disse: «Memena sei stata eletta, preparati per andare a Roma». E io che non sapevo neanche dove era la Camera! Eravamo consapevoli che il voto alle donne costituiva una tappa fondamentale della grande rivoluzione italiana del dopoguerra. Non saremmo state più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce , ma fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana.

(Filomena Delli Castelli – Costituente eletta nelle liste della DC)

 

Il voto alle donne fu un momento cruciale soprattutto dal punto di vista psicologico e personale, significò la conquista dell’individualità oltre che della cittadinanza.
Le donne c’erano e c’erano state, sotto i bombardamenti, in prima linea e nelle retrovie, avevano lavorato nelle fabbriche sostituendo gli uomini che erano al fronte, avevano organizzato scioperi e ora si rimboccavano le maniche per la ricostruzione.
Molte delle costituenti avevano fatto parte della Resistenza, scontandone sulla propria pelle le conseguenze, parlo di:
Adele Bei, condannata nel 1934 dal Tribunale speciale a 18 anni di carcere per attività antifascista

Rita Montagnana, che aveva passato la maggior parte della sua vita in esilio

Teresa Noce Longo, detta Estella, che dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere perchè antifascista, venne deportata in un campo di concentramento nazista in Germania dove rimase fino alla fine della guerra. E’ a lei che dobbiamo le parole dell’articolo 3: “Tutti i cittadini…sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso”.

 

MA LA PARTECIPAZIONE DELLE DONNE ALLA POLITICA NON FU PRIVA DI OSTACOLI

Durante i dibattiti parlamentari gli uomini ebbero atteggiamenti diversi nei confronti delle loro colleghe; diffidenza, talvolta stima, ma non mancarono i toni derisori, marcatamente paternalistici e sessisti ai quali però le costituenti si opposero sempre con dignità e fierezza.


Mattei“Quelle battute infelici dei colleghi maschi”

Avevo appena 25 anni. Ero stata eletta con moltissimi voti; ricordo ancora il primo giorno a Montecitorio. Quante battaglie, quante sfide. E che soddisfazione quando riuscivamo a portare a termine qualcosa di positivo. Ma anche quanti ostacoli. Provammo ad aprire le porte della magistratura alle donne. In aula fui io a leggere la relazione. Mentre parlavo i deputati più anziani si misero a gridare: «Le donne? E durante quei giorni, sì durante il ciclo mensile, come potrebbero giudicare con serenità?».

Quando si votò per il ripudio della guerra, noi tutte e 21, ci tenemmo la mano. Eravamo tutte per la pace.

(Teresa Mattei – la più giovane eletta all’Assemblea Costituente)

A proposito di paternalismo, resta memorabile il discorso di Angela Guidi Cingolani alla Consulta Nazionale:

Cingolani

«Colleghi Consultori, nel vostro applauso ravviso un saluto per la donna che per la prima volta parla in quest’aula. Credo proprio di interpretare il pensiero di tutte noi Consultrici invitandovi a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavalleria di altri tempi, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, con voi ha vinto con armi talvolta diverse ma talvolta simili alle vostre e che ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale».

 

C’era invece chi preferiva occuparsi esclusivamente di vestiti e pettinature:

Il quotidiano Il Risorgimento liberale in questo articolo del 26 giugno 1946, sembra infatti particolarmente interessato al look delle giovani ‘deputatesse’ (sic) piuttosto che al loro pensiero. Sappiamo così della tonalità vinaccia e dei capelli lucenti della onorevole Bianca Bianchi .

«Era con lei Teresa Mattei, di venticinque anni e mesi due, la più giovane di tutti nella Camera, vestita in blu a pallini bianchi e con un bianco collarino. Più vistose le altre colleghe; la qualunquista Della Penna in color saponetta e complicata pettinatura ; in tailleur di shantung beige la Cingolani Guidi, la sola democristiana in chiaro; in blu e pallini rossi la Montagnana; molto elegante, in nero signorile e con bei guanti traforati la Merlin».

Una rivista di moda più che un quotidiano liberale, direi.

In ogni caso, a dispetto di tutto, tutte ricordano l’emozione di quel giorno memorabile:        

“Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità. Silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane.  Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi. E molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari” 

(Anna Garofalo, giornalista, nel 1946)

 

“Nella cabina avevo il cuore in gola e avevo paura di sbagliarmi……Forse possono capirmi le donne e gli analfabeti. Fu un giorno bellissimo”

(Anna Banti – scrittrice)

 

“La prima volta che sono andata a votare era come se sancissi l’importanza della mia persona nel mondo e nella società a cui appartenevo”.

(Valeria Marosi)


Ero ben vestita ed avevo il pancione. Votai e scivolai a terra. Fu l’emozione della prima volta”.

(Alessandra Broggini)


“Nella Borgata Cortili tutte le case erano state addobbate e avevamo riempito le finestre di fiori. Per la borgata fu una grande festa. Andammo a votare a piedi o in bicicletta in compagnia delle amiche.”

(Beatrice Giordani , 90 anni)

 

 GRAZIE

A queste donne va il merito di aver contributo in modo determinante allo stravolgimeno della struttura patriarcale e al riconoscimento di pari doveri e pari diritti dei coniugi, di aver preparato il terreno per le successive conquiste normative sulle lavoratrici madri, la parità di trattamento salariale, il divorzio, l’aborto legale, l’abrogazione delle disposizioni sul delitto d’onore.

E oggi sento il dovere morale di ricordarle, ringraziarle, perché donne così non vanno dimenticate.

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