La primavera in Abruzzo è una tentazione irresistibile per chi ama esplorare e sorprendersi.

Non credo di esagerare quando affermo che i paesaggi della campagna abruzzese sembrano usciti dal quadro di un impressionista. Non è insolito nel mese di maggio, avere la sensazione di passeggiare in un quadro di Claude Monet.

Monet

I papaveri di Claude Monet (1873) – Musée d’Orsay, Parigi

L’aria è delicata, i colori splendenti, di una bellezza senza compromessi.
Non è necessario prefiggersi un itinerario, vi basterà salire in macchina e, nel giro di pochi chilometri, avrete l’imbarazzo della scelta tra riserve naturali, eremi, borghi antichi, castelli, monasteri, vestigia di epoca romana.

Non è un caso che L’Huffington Post, il blog più famoso al mondo, abbia annoverato questa regione tra i primi 5 luoghi che vantano la migliore qualità della vita al mondo.

Tesori  ancora sconosciuti ai più, ancora inalterati dall’indole demolitrice di certo turismo di massa.

Questa volta la curiosità, ha decretato, tra le varie possibili, una destinazione speciale: la Valle delle Abbazie, alla scoperta dei l’uoghi dell’anima e di panorami mozzafiato.

Ho scoperto così la facciata semplice e austera di Santa Maria di Propezzano, con l’insolito doppio rosone, il piccolo portico, la tranquillità dell’adiacente chiostro con le arcate tutte affrescate e il pozzo nel mezzo.

Propezzano

Abbazia di Santa Maria di Propezzano

Indimenticabili i capitelli, tutti diversi, le decorazioni e i trafori geometrici di sapore moresco dell’altare maggiore di San Clemente al Vomano ( seconda metà del IX secolo).

Difficile poi descrivere il senso di sopraffazione che si avverte arrivando a Santa Maria di Ronzano.
L’abbazia si erge solitaria e solenne su un colle; le fa da guardiano, maestoso e imponente, il Gran Sasso ancora innevato.

Immagini tratte da paesaggioteramano.blogspot

Un gigante benevolo che sembra voler vegliare sui tesori di questa meraviglia datata 1180, che ospita al suo interno una preziosa croce reliquiario e un complesso affrescale straordinario, unico nel suo genere. Il giallo ocra insieme al rosso e al blu, si alternano con ritmi e proporzioni tali da farne un autentico capolavoro d’arte medievale.

E infine, l’architettura sobria di San Salvatore a Canzano che al suo interno, svela tutta la ricchezza di un importante ciclo di affreschi del 1300.

Ma al di là della bellezza dei luoghi, è sempre l’entrata in scena di persone singolari e speciali a sancire con un sigillo di autenticità la memorabilità di ogni esperienza. Sono proprio loro che sanno trasformare il viaggio in una vera avventura.

 

MARTINA

Per questo sono debitrice nei confronti Martina e della sua lunga, esuberante cascata di riccioli, che ci hanno guidato alla scoperta di Santa Maria di Ronzano. Martina ci ha accolto con il sorriso che si riserva agli amici più cari, entusiasta per il semplice fatto di averci visto arrivare a bordo di una cabriolet, impaziente di mostrarci “gli affreschi più belli d’Abruzzo”, con quell’accento tipicamente teramano che ha reso spassosa e divertente l’intera narrazione.
Impossibile annoiarsi, vietato sbadigliare con Martina che – ci confessa – se dovesse immaginarsi Dio, avrebbe la faccia di Morgan Freeman e che, a proposito dell’ affresco del Castigo di Adamo ed Eva, ­ci confida:

AdamoEva

Il castigo di Adamo ed Eva….credo che Martina abbia ragione. Adamo sembra piuttosto adirato!

«a dirla tutta, altro che zappare! Adamo qui ha tutta l’aria di volergliela dare in testa la zappa a Eva!»[…] «che poi si sa, a quel tempo le donne o erano sante e vergini oppure non contavano proprio un bel niente».

E’ il momento dei saluti.

«Mi siete proprio simpatici, vi voglio rivedere. Tornate a trovarci sotto Natale, che qui è bellissimo. Abbiamo pure la casa di Babbo Natale, il laghetto per pattinare e il mercatino.»

Sei un fiume in piena Martina.

ANTONIETTA

Come non ricordare gli occhi chiari e vivaci di Antonietta del Ristorante La Tacchinella di Canzano? Ci accoglie, minuta e gentile, ci spiazza con la sua disponibilità, aprendoci, a pomeriggio inoltrato, le porte del ristorante ormai chiuso, solo per esaudire il nostro desiderio di portar via due porzioni di tacchino alla canzanese, un’antica specialità del posto, che si tramanda ancora di generazione in generazione.

Nonostante, vista l’ora, ci sia solo il personale del ristorante a consumare il pranzo, veniamo subito messi a nostro agio, l’atmosfera è calda e familiare, elegante ma non pretenziosa. Per rendere più piacevole l’attesa, Antonietta ci offre un buon caffé, accompagnato da deliziosi tarallini dolci: «questi li facciamo noi – ci dice – quelli  scuri sono al Montepulciano e quelli più chiari sono alla birra.»

Ci saluta con un sorriso sincero Antonietta, come se non le avessimo arrecato il minimo disturbo.
Ci allontaniamo con il nostro goloso pacchetto confezionato con cura. Mi piacerebbe tornare in questo posto, penso. E il desiderio diventa determinazione quando scopro dalle brochures, che sotto il ristorante esiste una neviera del 1100 dove oggi è possibile cenare in un’atmosfera unica!

neviera

La neviera del Ristorante la Tacchinella. Un’ atmosfera unica, ma solo se non soffrite di claustrofobia!

Rientro a casa stanca, ma appagata con la testa piena di parole, le stesse che avete appena letto.

L’Abruzzo non mi ha deluso, neanche questa volta.

A presto Pink Thinkers!