Se fossimo così fortunati da averla ancora tra noi Audrey Hepburn, l’esile antidiva dagli occhi di cerbiatto, ‘la farfalla di ferro’, come la definì il regista Peter Bogdanovich, oggi avrebbe compiuto 87 anni.

Ogni volta che ripropongono uno dei suoi film in tv non riesco a fare a meno di guardarlo nuovamente.

Attrice raffinata con la capacità di immedesimarsi nei suoi personaggi, rendendoli teneri e indimenticabili; che si tratti di una principessa che scorrazza in Vespa per le strade di una splendida Roma anni ‘50 o di una frivola arrampicatrice sociale dalle notti ‘movimentate’ che ancora in abito da sera ama fare colazione con caffè e brioche davanti alle vetrine di Tiffany’s.

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Sempre modesta e schiva, Audrey incarnava l’attrice antinarcisa, in contrapposizione alla bellezza costruita delle procaci dive biondo platino, che dominavano le scene di Hollywood in quel periodo.

Una personalità d’artista in cui l’istinto e il talento fecero più di quanto avrebbe potuto la tecnica.

Lei stessa si descrisse come un’attrice che non aveva mai imparato a recitare ed è sorprendente come sia sempre riuscita a rendere partecipe e coinvolgere il pubblico dei suoi sentimenti più profondi in ben 20 ruoli principali, 26 film e 38 anni di carriera che le valsero ben due premi Oscar.

Non vi propinerò l’ennesima biografia, ma vorrei ricordarla attraverso gli occhi e le parole di alcuni di coloro i quali ebbero modo di starle accanto vivendo in prima persona le diverse sfaccettature di questa indimenticabile icona di stile.

UN VOLTO UNICO 

«La incontrai per la prima volta nel 1953, quando la vidi rimasi disarmato. Emanava un che di speciale e di rassicurante. Era speciale, lo avvertii subito. Portamento da ballerina, tutti erano in qualche modo affascinanti dalla regalità di questa giovane attrice e la trattavano con grande rispetto, cosa piuttosto insolita per Hollywood al tempo.
Lavorare con lei era un piacere, davanti all’obiettivo riusciva ad essere sempre spontanea e senza smanie di protagonismo: una delle donne più belle che abbia mai fotografato.

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Un incantevole ritratto realizzato da Bob Willoughby

Audrey è stata una grazia, penso spesso a lei. Negli ultimi anni della sua vita divenne portavoce dell’Unicef: è esistita una sola Audrey Hepburn.»

Bob Willoughby – fotografo –

 

LA BALLERINA

«Mi colpì la sua figura esile e aggraziata dai grandi occhi, che scrutavano tutto con aria impaurita. Appena la vidi capii che era perfetta per il ruolo di mia sorella Nora, giovane ballerina, nella spy story The Secret People, e convinsi il regista, Thorold Dickinson, a scegliere lei. Non mi sbagliai.

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Da una scena del film The Secret People -1952 –

Nelle scene del ballo era perfetta. Non era un‘attrice che recitava a fare la ballerina, era entrambe le cose. Diventammo molto amiche e presenziavamo agli eventi di gala divertendoci come matte e giocando a fare le dive. Ridevamo moltissimo. Dopo il film ci perdemmo un po’ di vista, ma continuammo a sentirci al telefono. Poi la vita ci separò definitivamente, è uscita di scena con garbo, in silenzio. Sulle punte.»

Valentina Cortese – attrice –

IL TALENTO

«Audrey non aveva frequentato nessuna scuola di recitazione, non aveva mai sentito parlare di Strasberg, non aveva l’abitudine di provare davanti allo specchio, eppure aveva  tutte le qualità che un’attrice dovrebbe avere: spontanea, vivace, naturale e mai forzata.

Quando la scelsi per Sabrina (1954) aveva appena vinto l’Oscar per Vacanze Romane, ma non assunse mai l’atteggiamento di chi aveva vinto un premio prestigioso. Ricordo il giorno in cui si presentò sul set per girare la prima scena del film: ce ne innamorammo tutti.

Era convincente, era così e basta.

Audrey sapeva abbracciare un uomo, sapeva farti sentire che era innamorata di te, che tutto era vero. Era così vera sul set che convinceva anche il suo partner a reagire nello stesso modo. Penetrava a tal punto il personaggio che prima ancora di parlare immaginavi dall’espressione del volto cosa avrebbe detto. 

Billy Wilder – regista, sceneggiatore e produttore cinematografico –

 

L’ELEGANZA INNATA

«Nella mia vita ho avuto due grandi privilegi. Conoscere ed essere amico di due talenti eccezionali: Cristobal Balenciaga e Audrey Hepburn. E ognuno di loro mi ha dato qualcosa di eccezionale che porto ancora dentro.

Di Audrey ricordo il legame straordinario che ci univa. Le mie idee spesso nascevano pensando a lei.

Sapeva sempre esattamente cosa voleva, cosa scegliere, dove arrivare.
Quando la prima volta che arrivò nel mio atelier , mi annunciarono l’arrivo Miss Hepburn, pensai che si trattasse di Katherine Hepburn, che io adoravo. Corsi ad accoglierla: davanti ai miei occhi vidi l’immagine di una giovane donna ‘vestita da gondoliere’ che mi sorrideva. Voleva degli abiti per il suo nuovo film: Sabrina.
Non avevo tempo, ma i suoi modi seppero persuadermi.

Da quel momento realizzai tutti gli abiti dei film di epoca contemporanea che Audrey scelse di interpretare.

Una cosa mi ha sempre colpito di lei: la capacità di farsi amare sia dagli uomini sia dalle donne.

Era forte e comunicativa anche nel vestirsi, andava sempre al di là del modello creato, aggiungeva sempre un dettaglio suo che migliorava tutto l’insieme. E così ci divertivamo a creare insieme.

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Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy in due periodi diversi della loro lunga amicizia

Tutt’ora per me è come se fosse presente, è come se fosse partita per un lungo viaggio dal quale prima o poi farà ritorno.

Di lei però una cosa mi manca: le sue telefonate.
Mi telefonava spesso, inaspettatamente, anche solo per dirmi: Grazie Hubert, ti voglio bene!»

 Hubert de Givenchy – stilista –

 

L’AMORE INFINITO PER I BAMBINI 

«Tutti l’abbiamo amata e sentiamo che se ne è andata troppo presto. In realtà la sua morte ci sarebbe sembrata sempre prematura.

Mi considero fortunato per aver avuto la possibilità di scoprire quanto il suo essere più profondo fosse in armonia con la sua vita.

Audrey aveva intuito presto il carattere effimero e fittizio di valori come la bellezza e il successo: questo le permise di rimanere sempre con i piedi ben piantati per terra e di renderla sensibile ai bisogni degli altri.

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Audrey ambasciatrice Unicef

Scelse di lavorare con passione per l’Unicef perché aveva vissuto lei stessa da bambina, sulla sua pelle, gli orrori della fame e della guerra da cui proprio l’Unicef l’aveva salvata.

Il suo messaggio era chiaro: la negligenza e l’umiliazione che un bambino subisce a causa degli adulti, uccideranno per sempre la sua fiducia, la speranza comprometteranno per sempre le sue potenzialità.»

Robert Wolders – attore –

 

LA FAMIGLIA

«Si guardava allo specchio e diceva di non capire perché gli altri la trovassero così bella. Lei pensava di avere il naso e i piedi troppo grossi, poco seno, e di essere troppo magra.

Era sempre piuttosto sorpresa dagli sforzi che le donne facevano per apparire giovani. Lei in realtà era molto contenta di invecchiare, perché significava avere più tempo per se stessa e la famiglia, e separarsi dalla frenesia per la bellezza e la giovinezza che è Hollywood.

Detestava uscire. Preferiva restare a casa, ricevere a casa, sia la famiglia che gli amici.

Negli anni abbiamo viaggiato molto insieme io e mamma e quando ci trovavamo in ristoranti dove lo chef era italiano, ogni volta che le presentavano una lista delle specialità più elaborate, mia madre inequivocabilmente rispondeva: io sarei cosí felice con un piatto di spaghetti al pomodoro!

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 Ecco, gli spaghetti al pomodoro la definivano totalmente, nella loro semplicità!»

Luca Dotti  – secondogenito -[ dal volume Audrey in Rome ] 

 

Quando Sheridan Morely scrisse il suo necrologio sul Sunday Times disse:

«Ho incontrato molte Windsor, molte principesse d’oltreoceano, ma l’unica vera principessa che abbia mai davvero conosciuto è stata Audrey Hepburn ed è stata anche l’ultima.»

 

L’impegno di Audrey a favore dei bambini meno fortunati continua ancora oggi anche grazie all’impegno dei figli Luca Dotti e Sean H. Ferrer,  attraverso il Children’s Fund,  Fondazione Internazionalmente attiva da vent’anni in supporto al programma UNICEF’s , “All Children In School” impegnato nella scolarizzazione di 115.000.000 di bambini del terzo mondo, molti dei quali bambine.

….e nel giorno in cui sarebbe stato il tuo compleanno…Buon Compleanno Audrey.

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