Non c’è libertà senza differenze, questo è stato ed è il motto che percorre tutto il pensiero di Luce Irigaray.

Classe 1930 e una delle autrici più influenti della teoria femminista. Filosofa, psicoanalista e linguista belga, attualmente a capo del Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi.

Una dura, pura e dolcissima, che non ama parlare della propria vita privata, così la descrive chi ha avuto modo di incontrarla personalmente. Un’ intellettuale di primo piano, tenace e ostinata nella difesa di un pensiero autonomo dal pensiero dominante.

Era ancora allieva di Lacan, quando pubblica la sua tesi di dottorato dal titolo Speculum de l’autre femme (Speculum. L’altra donna), e in essa non solo solleva critiche e polemiche per le tesi femministe in essa sostenute ma mette in luce come, sia la psicanalisi, sia la  filosofia siano state pervase storicamente da un approccio distorto e condizionato dagli stereotipi.

La critica ferma, pungente e circostanziata delle teorie di colui che è ancora oggi considerato il padre della psicanalisi le costò la sospensione dall’incarico di insegnante presso l’università di Vincennes, ma al tempo stesso segnò un punto di svolta nel suo percorso che, da questo momento in poi, con il movimento delle donne si trasformò in un vivo rapporto di scambio con la politica delle donne.

Alle tesi di Freud la Irigaray muove l’accusa di non aver riconosciuto la specificità e l’autonomia della sessualità femminile. Freud non considera una donna nell’autonomia della sua sessualità, ma la  riconduce continuamente a quella maschile, la donna è  ‘mancanza’ rispetto a una sessualità maschile che invece viene eletta a paradigma, modello unico di riferimento.
Insomma per  Freud la donna è una sorta di maschio castrato, e tutte le fasi delle sviluppo della sessualità femminile sono ricalcate sulla sessualità maschile.

La bambina di Freud è concepita come un ‘ometto’ con dei genitali più piccoli e risibili la cui esistenza ruota intorno ad un unico assunto: l’invidia del pene.  Per Irigaray tale complesso non è altro che una costruzione narcisistica maschile, strumentale all’affermazione di sé come soggetto attivo e razionale in opposizione alla donna etichettata come  passiva e irrazionale.

Luce Irigaray diventa una voce importante in tutti i principali circoli femministi di Parigi e d’Europa, dove tiene una lunga serie di  seminari e conferenze.

Nel 2003 e 2008 le vengono conferite a Londra due lauree honoris causa in letteratura.

Ciò che la distingue dalle altre femministe è che la differenza sessuale è per lei la forza della nostra società.

La piena comprensione delle differenze tra uomo e donna è la base fondamentale per accettare e quindi rispettare l’altro nel senso più ampio del termine.

together

Man and woman are not two parts of a same unity, but they are two different human unities who do not compose a one.

Ecco cosa risponde a chi le chiede cosa significhi per lei differenza tra i sessi:

«C’è una scuola di pensiero che si concentra sugli aspetti biologici e un’altra che punta sugli stereotipi sociali e culturali.

Io non sono d’accordo con nessuna delle due e dopo diversi studi sul linguaggio, mi sono convinta che tutto si basa sul tipo di relazioni che si instaurano tra bambini, bambine, adulti, donne e uomini.

Siamo mondi diversi!

Il massimo per certe femministe è diventare uguali agli uomini, credo che sia la cosa peggiore che si possa chiedere o augurare a una donna: chiederle di rinunciare alla propria identità. 

Le donne nel corso dei secoli non hanno avuto lo spazio sufficiente, o non lo hanno avuto affatto, per affermare liberamente la loro identità e sviluppare pienamente le loro potenzialità. E’ necessario un cambiamento nella mentalità, ma ci vorrà del tempo.

Cosa mi auguro per le donne del futuro?

Che abbiano l’opportunità di restare ‘donne’, di coltivare se stesse senza che questo le penalizzi, coltivando con gli uomini relazioni basate sul rispetto e la profonda conoscenza reciproca.»

Condividere il mondo e il pensiero nel rispetto reciproco della differenza è sicuramente l’unica forma possibile di esistenza e coesistenza.

Credo sia il miglior augurio che il genere umano possa fare a se stesso.

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