Sapevate che esiste un’Enciclopedia della Donna? Sapevate che ci hanno dedicato un’intera enciclopedia di  ben 20 volumi? Accadeva negli anni ’60. E sicuramente molte delle nostre mamme, zie e nonne ne conservano ancora una polverosa edizione da qualche parte in libreria o giù in cantina.

Le poche fortunate che potevano permettersi di acquistarla, magari in 20 comode rate trimestrali da 3.100 Lire, avrebbero avuto a disposizione una vera e propria ‘miniera’ di suggerimenti per occuparsi al meglio delle faccende domestiche, prendersi cura del proprio aspetto, crescere bambini sani e ben educati, acquisire un bagaglio culturale sufficiente, sebbene approssimativo, in campo letterario e artistico e dare prova di una qualche levatura intellettuale nelle occasioni ‘importanti’.

Copertina-Enciclopedia-della-donna

Sotto i  miei occhi 20 succulenti volumi traboccanti di stereotipi e benevoli consigli per forgiare il perfetto angelo del focolare, cui di tanto in tanto, sempre con moderazione e senza eccessi, viene concessa la possibilità di giocare a fare la donna emancipata.
Sfogliandola ripercorro a ritroso la vita di mia madre e mi sembra di conoscerla un po’ meglio, di trovare un perché ai suoi  facili imbarazzi a quell’ormai tenera e inderogabile compostezza; la ritrovo improvvisamente giovane, una giovane donna intelligente e curiosa, sempre in bilico tra emancipazione e soggezione, tra novità e consuetudine.

E’ diventato così uno dei miei passatempi preferiti: girovagare tra le pagine della ‘nostra’ enciclopedia finché qualcosa non attiri la mia curiosità.

Volume n°12, pag 2458: un titolo spicca come l’insegna luminosa di un luna park:

LA SPREGIUDICATA

E per giunta è il titolo di una rubrica di psicologìa. La concordanza al femminile desta qualche sospetto… sento puzza di stereotipo, quindi mi ci tuffo.

Comme d’habitude il testo originale sarà in corsivo virgolettato. Tuffiamoci!

Chi sarà mai questa ‘spregiudicata’ classe 1962?

«In ogni salotto, in ogni ritrovo, c’è sempre qualche donna che, chissà perché, sembra tenerci particolarmente a dimostrare la propria spregiudicatezza. Siede in poltrona, con le gambe accavallate, e con le sottane che le salgono di parecchi centimetri sopra le ginocchia, fuma, tracanna whisky, gin, come se fosse acqua, racconta barzellette spinte, non lascia passare occasione per dimostrare la sua larghezza di vedute».


Donne degli anni 2000, siamo tutte spregiudicate, gravemente disturbate!

Ma per fortuna, si sottolinea, « la spregiudicatezza non è frutto dell’emancipazione». Bene, possiamo tirare un sospiro di sollievo.

«Al contrario la spregiudicatezza femminile» (sembra tenerci a ricordarci che la faccenda riguardi solo le donne!), «è quasi sempre il risultato di un insopprimibile senso di inferiorità, un patetico tentativo di imitare l’uomo».


Quindi, se la logica è logica, se doveste mai imbattervi in un uomo che fuma e tracanna whisky seduto in poltrona con le sottane che gli salgono di parecchi centimetri sopra le ginocchia sarebbe tutto perfettamente normale, giusto?
Ma andiamo avanti e poniamoci il quesito più annoso:

« Come mai le donne spregiudicate sono tanto più numerose oggi, in coincidenza cioè della sempre più crescente emancipazione femminile? Non è difficile rispondere a questa domanda»

Ma non si era appena detto che l’emancipazione non c’entrava un bel niente? Ecco l’inesorabile diagnosi.

« Una volta, prima che iniziasse la sua emancipazione, la donna viveva tranquilla nella sua casa, alle prese solo con i suoi problemi domestici. Non aveva grossi problemi, non aveva grandi interessi culturali, né grandi ideali politici. Era l’uomo che aveva i contatti più impegnativi con la società, mentre la donna restava nel suo nido, sottomessa sì, ma protetta».

In sostanza istruzione, cultura, vita sociale e impegno politico avrebbero avuto sulle donne un effetto a dir poco traviante, distraendole dalle mansioni a loro più consone, esponendole, senza la protezione del maschio, ad un’esistenza precaria e rischiosa. Insomma, come nella più illustre delle tradizioni feudali, sottomissione in cambio di protezione.

« Oggi la donna deve lottare, lavorare fare concorrenza all’uomo anche in quei campi in cui non si sente sicura. E così si accorge che certe cose sono molto difficili da fare, si sente debole, ma non lo vuol fare vedere, non vuole dare questa soddisfazione al maschio».

E allora cosa facciamo? Cosa fa la donna? Diventa spregiudicata!

«Fa la spaccona, la spregiudicata, vuol dimostrare una forza che non ha.»

Ma niente paura, la cura esiste.

«[…] spesso basta una carezza o una parola buona per far crollare la loro corazza di cartapesta. Spesso, quando si sposano, diventano le più dolci e remissive delle mogli.»

sposa

Ma certo il matrimonio!! Sciocchine, come abbiamo fatto a non pensarci prima? Un bel focolare da accudire è la medicina che ci vuole.

Un bel concentrato di stereotipi, vero? Un esempio lampante di sessismo benevolo, che permane in molti contesti ancora oggi, ancora più ‘benevolo’, ancora più subdolo.

Ho voluto documentarmi un po’ su quali siano i connotati della donna ‘spregiudicata’ oggi: emerge il ritratto di una donna forte, determinata, che non si vergogna a prendere l’iniziativa, sessualmente libera e impermeabile al giudizio altrui.
Fin qui ci sarebbe da sentirsi sollevati, se non fosse che la questione, dopo più di cinquant’anni, continua ancora a dividere buona parte dell’opinione pubblica. Basta dare uno sguardo ai vari forum online ( maschili e femminili) per rendersene conto.

La donna forte, indipendente, troppo indipendente, genera ancora diffidenza, sospetto, talvolta velato compatimento.

C’è un complesso di regole imposte e sepolte dalla storia nell’inconscio femminile che impone alle donne una sorta di doveroso senso di colpa, di contrita autocensura ogni volta che scelgono di essere veramente libere.

E voi ? Quanto vi sentite spregiudicate?

Quanto a me, sapete che vi dico? Sottane corte e gambe accavallate per tutti! Sempre rigorosamente in poltrona, s’intende!

A presto.