Ci sono a mio giudizio due grandi occhi che sanno guardare la realtà circostante come pochi altri al mondo.

Il primo occhio permea di maliziosa ironia scenari carichi di un erotismo giocoso che non conosce volgarità. Il corpo delle donne non si fa mai oggetto, ma solo e sempre soggetto pienamente libero. Fisicità provocante e spensierata goliardìa, connubio perfetto di innocenza e sex appeal.

Il secondo occhio trasforma magicamente in icona tutto ciò su cui si posa. Va dritto all’anima dei suoi soggetti, ne cattura le più inesplorate sinuosità. E’ in grado di trovare un senso in quello che l’occhio comune troverebbe del tutto insignificante.

Sto parlando degli occhi che ci osservano dall’obiettivo di due grandi fotografe: Ellen von Unwerth e Annie Leibovitz.

Resto sempre imbambolata davanti ai loro scatti, passerei ore e ore a guardarli e riguardarli in preda ad una sorta di ipnosi estatica.

Ecco un breve identikit di entrambe, per conoscerle meglio e apprezzarne il talento. Saranno poi i loro scatti a raccontarvi tutto il resto.

 

ELLEN VON UNWERTH
nasce a Francoforte sul Meno (Germania) nel 1954.

Pietra miliare della fashion photography contemporanea.
Faceva la top model prima ancora che le top model venissero inventate.
Le sue fotografie sono state pubblicate dalle più importanti riviste di moda e lei stessa ha pubblicato numerosi libri fotografici.
Le piacciono i film, in particolare i film muti da cui spesso trae ispirazione.
Ha lavorato anche in un circo per un po’, e le tracce del suo passato circense sono ancora visibili nei suoi lavori.
Ha fotografato molte star e girato cortometraggi e video musicali.

Gli esordi
La fotografia non la interessava particolarmente, ma il suo fidanzato, che era un fotografo, le regalò una macchina fotografica: «Cominciai fotografando le mie amiche modelle e ne vennero fuori scatti niente male. Così continuai!»

Le sue immagini
Erotiche, divertenti, forti, provocatorie mai volgari, mai con il risultato di strumentalizzare il corpo femminile ma con il fine di valorizzare la femminilità di personalità forti.

Dice di se stessa
«Odiavo fare la modella, non ero a mio agio perché non ero libera di muovermi come avrei voluto. Così adesso lascio alle mie modelle la completa libertà di giocare e di muoversi nello spazio a loro piacimento. Mi piace incoraggiare la sensualità delle donne e carpire quella loro misteriosa alchimia tra eros e innocenza. «Sono interessata alle personalità delle donne, mi piacciono le personalità forti.»

Dicono di lei:
Il dato di spicco nei suoi scatti è la potenza del soggetto – ci si sente dei privilegiati nel sentirsi ammessi a guardarli –

[The Independent, London]

 

 

“La mia fortuna è quella d’aver trovato il mio talento.
It’s not work for me, it’s passion”
– Ellen von Unwerth –


 

ANNIE LEIBOVITZ
nasce a Waterbury (Connecticut – Stai Uniti) nel 1949.
Stile universalmente inconfondibile, essere catturati dal suo obiettivo significa passare alla storia.
Divenne famosa durante i 13 anni passati come fotografa per la rivista Rolling Stone.
Ha lavorato successivamente come fotografa ritrattista anche per Vanity Fair e nel 1998  ha realizzato il Calendario Pirelli 1999.
Ha pubblicato diversi libri di sue fotografie, ed stata scelta nuovamente come fotografa per l’edizione 2016 del Calendario Pirelli, che vede ritratte 12 donne celebri tra cui Yoko Ono, Tavi Gevinson e Patti Smith.

Resteranno nella storia gli scatti che hanno immortalato: John Lennon, Demi Moore, Whoopi Goldberg  Angelina Jolie, Leonardo Di Caprio la Regina Elisabetta II, Sting Meryl Streep, Lady GaGa, Penélope Cruz, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Jodie Foster, Charlize Theron e molti altri.

Aspetto sobrio, minimale, niente make-up, veste sempre di scuro perché-  dice – “semplice, comodo e autorevole”
Colleziona libri fotografici, ha ereditato dalla madre una grande passione per la danza.

Gli esordi
La macchina fotografica è sempre stata la “componente aggiuntiva della sua famiglia”.

Tuttavia non avrebbe mai pensato di diventare una fotografa di professione frequentò l’Istituto d’Arte di San Francisco per diventare un’insegnante d’arte; ma presto la fotografia, in un’ epoca di profondi rivolgimenti sociali e politici, le apparve come lo strumento ideale per testimoniare e raccontare gli avvenimenti di quegli anni.

Annie apprende il taglio dell’inquadratura attraverso una serie di scatti realizzati dalla station wagon della sua famiglia che era perennemente in viaggio: il suo primo fotogramma fu proprio il parabrezza dell’auto.

Le sue immagini
Capolavori di acume, intuito, originalità e humour, rivelano una capacità fuori dal comune di “consultare nel profondo la personalità” dei soggetti che ritrae.

Dice di se stessa
Si dichiara timida: «Si fanno cose imbracciando una macchina fotografica che non faresti senza, la macchina fotografica ti rende curioso, è una specie di lasciapassare in contesti e situazioni nei quali non oseresti entrare senza.»
Trova noiose le foto manipolate al computer: «Non c’è bisogno di alterare la realtà. Non c’è niente di più strano della realtà stessa. Basta solo avere la sensibilità sufficiente per rendersene conto.»

Dicono di lei
Le sue fotografie riescono liberare le cose dal loro strato protettivo, rivelandone il microcosmo di vita: lei non ha bisogno di firmare i suoi ritratti. [The Independent, London]


“Voglio esserci ancora e fotografare la mia morte.

Photography is always hungry”.
– Annie Leibovitz –

 

Quale preferite delle due? Difficile scegliere…. è il confronto tra due grandi passioni dal quale nessuno può uscire sconfitto.