La caccia alle streghe resta un fase della storia ancora poco studiata, sebbene eserciti su molti di noi una fascinazione del tutto particolare.

Quante non hanno mai immaginato di essere state delle streghe, magari pensando a come sarebbe stata la loro vita in un passato lontano?
Da bambini la figura della strega cattiva nelle favole ci ha regalato attimi di suspense e di grande eccitazione, nell’attesa febbrile che tutto si risolvesse con la rottura dell’incantesimo e con « e vissero per sempre tutti felici e contenti».

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La Terribile Strega del film Biancaneve e I Sette Nani ( 1937 ) Foto: Movieplayer

In amore l’espressione ‘rimanere stregati’, sottintende la capacità innata delle donne di ammaliare e ordire sortilegi.
Pensare alle streghe innesca subito nella nostra fantasia caroselli di immagini inquietanti, notti di luna piena, calderoni colmi di strani intrugli, pozioni, filtri d’amore, gatti neri, civette, formule e riti magici.

Al di là di miti, leggende e superstizioni, queste donne, che la storia ha ricoperto con un velo di sinistro mistero, perseguitate, torturate e condannate a morire sul rogo, meritano oggi una considerazione e uno sguardo più obiettivi sulle ragioni che segnarono drammaticamente i loro destini e il destino delle generazioni future.

Un contributo fondamentale ci giunge da Silvia Federici, attivista femminista, scrittrice e docente universitaria che ha affrontato il tema con estrema perizia nel suo libro ‘Calibano e la Strega’ edito da Mimesis Passato Prossimo. Un’opera che getta una luce nuova ed estremamente interessante su un fenomeno che ha segnato in modo indelebile un’intera epoca lasciando tracce visibili ancora oggi.
Ne consiglio vivamente la lettura a chi volesse approfondire l’argomento.

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Gran parte della letteratura, ci racconta l’autrice, è stata scritta da un punto di vista che discredita le vittime descrivendole come povere folli, afflitte da allucinazioni. Solo grazie a successive ricerche condotte anche sull’onda del movimento femminista, si è giunti a delineare uno scenario più chiaro dei fatti.

La caccia alle streghe è stata portata avanti per almeno due secoli e contrariamente a quanti molti credono, non avvenne nel contesto del ‘superstizioso’ Medioevo. E’ invece nel tardo Medioevo fino a all’Illuminismo, che assistiamo al fenomeno dei processi per stregoneria.

Il massimo e più importante trattato sulla stregoneria e capolavoro di misoginìa, fu  il Malleus Maleficiarum, e risale al 1486. In esso tra le altre cose, si sosteneva che le donne fossero più inclini alla stregoneria a causa della loro insaziabile lussuria.

MA CHI ERANO IN REALTÀ LE STREGHE? E PERCHÉ VENIVANO PERSEGUITATE?

Non crederete spero a malocchi, gatti neri e fattucchiere, ecco, una volta assodato questo possiamo essere d’accordo su un punto fondamentale e cioè che centinaia di migliaia di donne, non sarebbero state massacrate senza pietà, se non avessero rappresentato una minaccia per il potere.

Le donne che i demonologi perseguitavano come streghe erano donne sempre in qualche modo connesse con il controllo della vita e della riproduzione.

Spesso si trattava di esperte erboriste, appassionate di medicina, addirittura levatrici o povere mendicanti.

La caccia alle streghe coinvolgeva una grande varietà di pratiche femminili, ma era soprattutto a causa delle loro attività come guaritrici e divinatrici che venivano perseguitate; il loro potere dava alla gente la fiducia di poter manipolare la natura e questo era inaccettabile per poteri costituiti.
Altre volte l’accusa di stregoneria era solo il pretesto per porre in essere una vera persecuzione politica. Non è un caso infatti, che la persecuzione si intensificò proprio con l’esplodere delle rivolte contadine contro le enclosures a capo delle quali spesso vi erano proprio le donne

C’è un altro fattore non trascurabile su cui Silvia Federici ci invita a riflettere. Nel corso del’600 la questione demografica divenne una preoccupazione primaria per gli stati che avevano patito in quegli anni una drastica riduzione della forza lavoro come drammatica conseguenza di guerre, carestie, pestilenze ed elevata mortalità infantile. E’ tutt’altro che azzardato ipotizzare che la caccia alle streghe sia stata sfruttata e promossa in primis da una classe politica seriamente preoccupata di rilanciare la crescita demografica per far fronte al bisogno crescente di nuova forza lavoro, criminalizzando contemporaneamente qualsiasi forma di controllo delle nascite e qualsiasi pratica sessuale che non fosse finalizzata esclusivamente alla riproduzione: prostituzione, adulterio, omosessualità, contraccezione divennero presto reati punibili con la morte.

Il clero stesso era consapevole del pericoloso potere che il desiderio sessuale dava alle donne, cercò quindi di esorcizzarlo in ogni modo possibile, fino ad identificare la santità con l’astinenza dal sesso, facendo della sessualità un motivo di vergogna ed escludendo le donne dall’amministrazione dei sacramenti.

Una donna sessualmente libera rappresentava un pericolo pubblico che andava punito pubblicamente e  in modo esemplare: «[…] spargere il terrore tra alcune, punendone molte così si espresse in merito il filoso e giurista francese Jean Bodin».

La procedura prevedeva che le povere sventurate venissero dapprima spogliate e completamente rasate -si sosteneva che tra i capelli delle donne albergasse il demonio – poi si passava alla tortura pungendole con lunghi spilloni su tutto il corpo, non venivano risparmiati neanche gli organi genitali.
Spesso venivano stuprate per verificarne la verginità e se non confessavano, la dose veniva rincarata somministrando torture ancora più atroci; sedie arroventate, membra strappate, ossa spezzate.

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L’esecuzione finale era un importante evento pubblico cui dovevano assistere tutti, compresi i figli delle stesse condannate.
La parola donna, strega, diavolo divennero sinonimi.

La caccia alle streghe fu una guerra vera e propria contro le donne che servì a degradarle annientando il loro potere sociale.

Fu adesso che in opposizione alla donna strega, strumento del demonio, cominciò a delinearsi il suo opposto: l’ideale di femminilità mite e addomesticata. Persino l’amicizia tra donne divenne sospetta, in quanto ‘ pericolosa’ per la stabilità dell’unione tra marito e moglie.
Ed è in quest’epoca che la parola gossip, che durante il Medioevo significava ‘amicizia’ assunse invece i connotati negativi e dispregiativi giunti fino a noi oggi.

A proposito del lascito psicologico di questo genocidio alle generazioni a venire, non è difficile dedurre che secoli interi di propaganda e di terrore, abbiano prodotto negli uomini un profondo distacco psicologico dalle donne e nelle donne stesse abbiano compromesso, fin dalle fondamenta, la percezione di sé e delle proprie capacità.

Era nato lo stereotipo della donna debole nel corpo e nella mente, intrinsecamente più incline al peccato, mentre, contemporaneamente, veniva forgiato il modello della donna ideale: passiva obbediente, parsimoniosa, di poche parole, casta.

Credo che fare chiarezza su vicende che hanno segnato in modo così drammatico il complesso delle relazioni tra uomini e donne, significhi andare più a fondo del nostro inconscio, comprendere e trovare la risposta a molti perché.

Valorizzare e preservare la nostra memoria storica ci rende capaci di fare pace con il passato e di guardare al futuro rafforzati da una nuova consapevolezza.

Streghetta 
Abracadabra…

Squama di drago , polvere d’oro,

mescola, pesta, per ore cuoci,

spesso rimesta metti due noci.

Togli dal fuoco…

 

Togli dal fuoco? Devo aver lasciato la pozione sul fuoco! Che disastro!

A presto, streghe!