Pink Thinking è ancora molto giovane, ma si propone di essere un blog ‘aperto’ al contributo di donne sensibili, originali, tenaci e coraggiose che hanno qualcosa da raccontare e soprattutto la voglia di condividerlo con noi.

Il primo contributo mi giunge da Michela. Ho avuto la fortuna di conoscerla quando eravamo ancora sui banchi di scuola, per poi perderla di vista e ritrovarla nuovamente dopo più di 25 anni, grazie al social network più famoso del mondo.
Michela oggi è una brava giornalista, oltre che madre di due splendidi bambini. Ha preservato intatti gusto, originalità e creatività, al punto da essere diventata anche una brava fotografa.

Eravamo solo due ragazzine, ma di lei mi colpirono subito due cose: una spiccata intelligenza creativa e due grandi occhi blu. Di un blu raro, profondo, che sa di mistero, di terre lontane e desiderio indomito di conoscere l’umanità, di esplorare il mondo intero.

E’ proprio di desiderio e di scoperta che ci parla in questo suo articolo.

Convivete ormai quotidianamente con una voglia incontenibile di partire, esplorare, vivere il brivido dell’imprevisto? Avete appena disfatto le valigie e pensate già di programmare il prossimo viaggio?
Potreste essere affetti da….. scopriamolo insieme

 

 

Wanderlust2

Il desiderio irrefrenabile di viaggiare, esplorare nuovi posti, conoscere nuova gente, ha un nome. Si chiama Wanderlust, letteralmente “desiderio di vagabondare” (parola di origine tedesca n.d.r.) ed è considerata una vera e propria sindrome.

A dirlo è una recente ricerca pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour, che collega l’origine della “malattia da viaggio” alla presenza di un gene, il wanderlust gene appunto, che predispone i possessori ad avere una propensione ossessiva verso i viaggi. Insomma queste persone il viaggio ce l’hanno nel DNA, nel vero senso della parola, anteponendo l’esplorazione di nuovi mondi ad uno stile di vita “normale”. Il gene del viaggio altro non sarebbe che il recettore della dopamina D4, ed è presente in circa il 20% della popolazione mondiale.

Ma come si riconosce un wanderluster?

  • Sicuramente si tratta di una persona originale, che passa il suo tempo a monitorare i biglietti aerei, cercando di cogliere l’affare, indipendentemente dalla meta
  •  Ama il rischio, addentrandosi in avventure inconsuete
  • E’ un sognatore con la valigia sempre sott’occhio, pronta per essere riempita (di poche essenziali cose)
  • Difficilmente riesce a mantenere un posto di lavoro fisso, troppa monotonia lo avvilirebbe
  • In libreria finisce sempre nel reparto Viaggi, alla ricerca di spunti e guide per il prossimo viaggio, e naturalmente il denaro che riesce a guadagnare ha già una sua collocazione, a costo di rinunciare ad una vita agiata, ma monotona.

Della sindrome se ne è occupato anche il National Geographic, che ha finanziato una ricerca al riguardo, dalla quale è emerso che i wanderluster sono persone maggiormente propense ad affrontare i rischi, a misurarsi con nuove civiltà, ad assaporare cibi nuovi, ad avere nuove relazioni, nonché più avventure sessuali.

Se pensate di avere tutti i sintomi del wanderluster, allora probabilmente siete affetti dalla “malattia da viaggio”, che in fin dei conti non sembrerebbe affatto da curare, semmai da trasmettere, magari saremmo tutti un po’ più felici!

 


 

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 Scritto da: Michela Ciamarra – Web Journalist and Photographer

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