Ogni viaggio si sedimenta in noi lasciandoci emozioni, sensazioni e sapori che al ritorno ci renderanno diversi e più completi, nell’attesa di una nuova avventura.

Questa volta si tratta di Lisbona: la città della luce e della malinconia, dove la lingua è seducente come il canto di una sirena e il tempo perennemente sospeso tra i fasti di antiche scoperte e l’inquietudine tipica dei luoghi di frontiera.

 

Il primo ricordo in ordine di tempo, oltre al clima mite di un gennaio quasi primaverile, è di sicuro la dolcezza calda e fragrante dei Pastéis de Belem, deliziosi canestrini di sfoglia croccante ripieni di crema da gustare rigorosamente caldi con una spolverata di zucchero e cannella, meglio se seduti ad uno dei numerosi tavolini della più nota e antica pasticceria/museo di Belém, dove le pareti sono ancora rivestite dalle caratteristiche maioliche di colore blu, azulejos.

Pasteis-copia

E, come ha ironicamente sentenziato il tassista che ci ha condotto a Belém, «venire a Lisbona e non assaggiare il Pastel  è praticamente come andare a Roma senza vedere il Papa»…. aveva proprio ragione!!!

Al gusto inconfondibile di questa prelibatezza locale, si aggiunge il fascino di una ricetta antica e segreta, tutt’ora gelosamente custodita dai discendenti del pasticcere cui i monaci del vicino Monastero dei Jèronimos trasmisero la ricetta, quando la rivoluzione liberale nel 1820 portò alla chiusura dei monasteri.

Proseguendo in direzione del Monastero di San Jeronimo con in bocca ancora il sapore dei pasteis, balza vistosamente agli occhi la magnificenza dello stile manuelino, che caratterizza gli edifici più importanti della Lisbona del XV secolo.  Si tratta di un’ interpretazione unica e tutta portoghese del gotico che, mescolandosi a elementi rinascimentali, risulta austero, maestoso, di una bellezza prepotente, simbolo di ricchezza e prestigio per un Paese che intendeva celebrare la grandezza delle sue scoperte d’oltreoceano.

Entrando nel monastero si ha la sensazione di essere trascinati in un girotondo caleidoscopico di corde, ancore e funi di pietra, che insieme a conchiglie, perle, alghe, rami di alloro, foglie di quercia e fiori di papavero girano intorno a colonne, archi e pinnacoli in un scenario magico e mistico, dove creature mitiche e simboli della cristianità convivono in elegante armonia.

Monastero

Ci si lascia sopraffare dalla bellezza del portale e della cappella maggiore, per poi passare all’atmosfera accogliente e meditativa del refettorio e del chiostro.

Ma la sensazione di essere i benvenuti a Lisbona vi accompagnerà ovunque.

L’accoglienza e la cordialità dei lisbonesi sono altre due cose che porterò con me per sempre.
C’è un fondo di lusingata gratitudine nei sorrisi che ho ricambiato e un velo di malinconica inquietudine negli sguardi che ho incrociato.

La stessa malinconia e la stessa inquietudine che si ritrovano tra i vicoli dell’Alfama, l’antico quartiere dove alla sera è possibile ascoltare il fado, il famoso canto popolare che ha il potere di ‘sconfinare nell’anima di chi un’anima ce l’ha’.

E nel frattempo la cantante con i capelli sciolti sui fianchi, cantava:

Tudo é Fado, tudo é Vida, tudo é Amor.
Tutto è Fado , tutto è Vita, tutto è Amore.

Volete ascoltarla ? –É Noite na Mouraria – Fado “Nostalgia” – Renata Pawelec

Arrivederci Lisbona, difficile resistere al tuo canto.

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