Lo spunto per questo articolo proviene da un episodio tristemente grottesco cui ho assistito durante il mio ultimo viaggio in Spagna.
Mi trovavo nell’ Alhambra , lo splendido complesso palaziale andaluso di Granada. Vagavo estasiata e con il naso in su tra quei merletti di gesso, immaginavo epoche lontane, in cui donne velate e bellissime si aggiravano silenziose nelle stanze del palazzo reale, mentre dignitari da ogni parte del regno restavano in attesa di udienza.

Alhambra

Complesso palaziale dell’ Alhambra – Foto: Wikipedia.org 2014

 

Insomma, mentre vagavo sospesa tra le mie fantasie, consapevole di trovarmi precisamente nel bel mezzo di una delle sette meraviglie del mondo moderno, mi imbatto in una graziosa ragazza giapponese, vestita di tutto punto, una frangetta sbarazzina cui la voglia di sembrare più ‘occidentale’ aveva dato sfumature rossicce e due maliziosi occhi a mandorla concentrati su una sola immagine, la sua, quella riflessa sul display del suo cellulare accuratamente posizionato su una di quelle agghiaccianti aste-prolunghe per scattare selfie.

Era lì da sola , assolutamente da sola, con la sua asticella e il suo iphone , aveva scelto scrupolosamente uno sfondo sufficientemente suggestivo e continuava a scattarsi selfie….non senza prima sistemarsi nervosamente la frangia alla ricerca dello scatto ‘perfetto’ , quello che l’avrebbe fatta sentire davvero ‘ok’, quello che avrebbe suscitato il maggior numero di like su facebook, magari quello che avrebbe fatto rosicare di più il suo ex!

Di per sé la cosa non mi avrebbe colpita tanto… se non mi fossi trovata li.. in una delle sette meraviglie del mondo eppure costretta mio malgrado ad una squallida riflessione: possibile che la smania di essere sui social ci distragga dalla vita stessa? Che cosa ci sta succedendo?

Ci siamo ammalati di social? Abbiamo un bisogno disperato di esserci e per esserci siamo pronti a diffondere immagini di noi stessi fino all’ossessione, nelle pose più disparate, le più intime, fino a rasentare il ridicolo.

Ma siamo davvero convinti che interessi qualcosa a qualcuno?

Quante sono in realtà le persone cui interessa realmente sapere che stiamo mangiando dell’ottimo sushi nel ristorante più figo della città, quanti sono davvero entusiasti nel constatare che abbiamo appena acquistato in saldo quel magnifico paio di scarpe?

Vi riporto qui sotto un grafico di Tim Urban che ha schematizzato in modo ironico, ma realistico il raggio di interesse nei vari aspetti della nostra vita.

2013-10-11-LiteralGraph

Credo che la dipendenza da social network e da selfie, si collochi in un contesto in cui l’autostima è costantemente sotto attacco, perché a quanto pare essere ‘felici, trendy e in forma,o mostrarsi tali, è diventato una sorta di  dovere, a prescindere che tutto abbia o meno un legame con la realtà, l’importante è che gli altri ci credano tali.

Quanto c’è di vero in quello che postiamo? Ci siamo chiesti se forse non stiamo cercando di compensare insicurezze, vuoti affettivi, insoddisfazioni sul piano personale o professionale?

Proviamo a metterci nei panni di chi ci legge. Stiamo forse correndo il rischio di risultare ‘fastidiosi’?

Credo che tutte le volte in cui decidiamo di postare un’immagine  o un aggiornamento di stato dovremmo chiederci prima se questo può tornare utile a qualcuno, fornirgli informazioni interessanti per la sua vita o anche semplicemente regalargli una sana risata. Insomma dovremmo chiarire a noi stessi se siamo spinti da un mero istinto narcisistico, dal bisogno di sentirci’ approvati’ e apprezzati o se invece stiamo condividendo contenuti in grado di migliorare le nostre relazioni e fornire input efficaci e magari simpatici per coloro che ci leggono.

Chiediamoci se la nostra presenza sui social sia così assidua e costante da rubare attimi preziosi al rapporto con i nostri cari. I legami importanti e duraturi si nutrono di dialogo, di occasioni di condivisione in cui ci mostriamo per quello che siamo.

Usiamo i social, sfruttiamone tutte le potenzialità positive, divertiamoci pure a scattarci e condividere delle foto per divertirci e divertire, ma non deleghiamo ai social la costruzione della nostra immagine e della nostra autostima.

Perché mentre perdiamo tempo a scrutare tra altre vite inventate, la vita vera è già di scena e noi rischiamo di perderci lo spettacolo. Per sempre.